Basta falsità e strumentalizzazione su disoccupazione e reddito minimo!

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    I dati Istat rivelano come la disoccupazione sia tornata a crescere a dicembre, nonostante le pretesa del Governo di aver imboccato la strada inesorabile e incontrovertibile della ripresa. Dopo l’approvazione del Disegno di Legge delega con interventi a contrasto della povertà il Ministro Poletti parla impropriamente di reddito minimo. Basta falsità! Serve una discussione più profonda e che non guardi ai numeri, ma alla condizione materiale delle persone.

    Il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti durante la conferenza stampa dopo il consiglio dei Ministri a Palazzo Chigi, 28 gennaio 2016 a Roma. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

    I dati Istat riferiti al mese di dicembre smentiscono il Governo, in particolare sulla propaganda trionfalistica sugli effetti del Jobs Act più volte ribadita da Renzi e Poletti in questi mesi: la realtà è più complicata e molto meno lineare, soprattutto è inaccettabile che venga ridotta all’utilizzo strumentale dei dati provvisori e contingenti su occupazione e tipologie contrattuali senza una prospettiva di medio-lungo periodo e senza concentrarsi sulla condizione materiale delle persone. In particolare, una lettura più attenta dei dati ci consegna alcuni indicatori preoccupanti che richiedono risposte immediate.

    In primo luogo, l’aumento degli occupati su base annuo è trainato dal lavoro dipendente, in particolare da assunzioni e trasformazioni di contratti a tempo determinato nel nuovo contratto a tutele crescenti, grazie soprattutto agli incentivi alle imprese: questa occupazione non fornisce più garanzie reali sui licenziamenti ed è stata spinta da agevolazioni fiscali che producono una bolla occupazionale a rischio esplosione nel medio periodo, con conseguenze sociali devastanti. Inoltre, resta drammaticamente alto il tasso di inattività fra i più giovani, sempre più orfani di politiche di orientamento e di inserimento nel mercato del lavoro, registrando il fallimento del programma Garanzia Giovani, incapace di andare oltre l’offerta prevalente di tirocini, troppo spesso senza pagare nemmeno l’indennità prevista, a una platea molto ristretta.

    Riteniamo inaccettabile che il Ministro Poletti definisca Reddito Minimo le misure previste dal disegno di legge delega approvato in Consiglio dei Ministri la scorsa settimana: se il tentativo è quello di liquidare come già risolte le rivendicazioni per un welfare universale e per un sostegno al reddito che contrasti la povertà e il ricatto della precarietà, il Governo si troverà di fronte a un fronte ampio che denuncia convintamente il carattere assistenziale e residuale del SIA – Sostegno di Inclusione Attiva. Non solo stiamo parlando di un importo pari alla metà del 60% del reddito mediano e che è rivolto a 1 milione di persone a fronte dei più di 9 milioni in povertà relativa nel nostro Paese, ma introduce condizionali coercitive come l’obbligo di mandare i figli a scuola e, soprattutto, l’obbligo di accettare qualunque offerta di lavoro: una spia paradigmatica della visione lavorista del workfare, propria del Governo, contrapposta a una prospettiva di emancipazione individuale dei soggetti e di estensione universalistica delle protezioni sociali.

    Basta falsità e strumentalizzazioni! Per affrontare il problema ancora gigantesco della disoccupazione e il tema dell’occupazione povera (più di 2 milioni di working poors), precaria e intermittente è necessario ripartire da due principi: affermazione di nuovi diritti e tutele sociali per tutto il mondo del lavoro e introduzione di una vera misura di reddito minimo nel nostro Paese. 

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