Approvata la Legge di Stabilità. Una manovra iniqua che non dà vere risposte

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salvadanaioIl Senato ha approvato in via definitiva la Legge di Stabilità 2016, licenziando il testo già blindato alla Camera dal Governo. Il giudizio sulla manovra non cambia: iniqua e incapace di dare risposte ai bisogni sociali del Paese.

La maggioranza ha definito la Legge di Stabilità come la prima espansiva dal 2001, ma ciò che non ha chiarito sono gli interessi che vengono tutelati: sempre più risorse pubbliche vengono destinate alle imprese sotto forma di sgravi fiscali, ai grandi proprietari attraverso l’abolizione trasversale delle tasse sulla casa, ai redditi più elevati mediante misure come la cancellazione della tassa sugli yacht di lusso. Questa manovra impone una fiscalità regressiva e non contrasta le disuguaglianze, anzi le rafforza dato che non vengono affrontate le urgenze sociali del Paese: bocciata l’estensione della DIS-COLL ai precari della ricerca, nessun ragionamento sull’introduzione di un reddito minimo, contrasto della povertà viene affidato a un intervento residuale come la social card per le famiglie numerose.

Grazie alle proteste e all’attivazione di questi mesi sono stati previsti 54 milioni in più sul diritto allo studio. Un piccolo passo avanti che però è ben lontano dal costituire una inversione di tendenza delle politiche del Governo in materia di università. Infatti non solo questi fondi non bastano a coprire gli idonei non beneficiari e ad arginare l’emergenza causata dall’introduzione del nuovo Isee, ma non sono fondi strutturali e per il 2017 sono previsti soli 5 milioni. Resta inoltre il tema dei finanziamenti ordinari degli Atenei, che non hanno subito alcun incremento incisivo, nonostante ormai ampi settori dell’Università denuncino gli effetti della mancanza di fondi e i danni creati dai criteri premiali di ripartizione degli stessi.

Il bonus di 500€ per i consumi culturali dei giovani non solo non affronta in termini strutturali il tema dell’accesso alla cultura, me risulta clamorosamente escludente nei confronti di stranieri, famiglie con precedenti penali, condizioni abitative instabili, esattamente la fotografia di quella marginalità sociale a cui una misura del genere dovrebbe rivolgersi. Sulla scuola il Governo non ne azzecca una: l’allentamento del Patto di Stabilità per gli investimenti sull’edilizia, pur essendo una scelta giusta, recupera soltanto 500 milioni, quando ci vorrebbero come minimo 15 miliardi per aprire un vero piano pluriennale di investimenti. Riteniamo inaccettabili i 25 milioni destinati alle scuole paritarie, raggiungendo un totale di 497 mln di € per il prossimo anno, mentre sul diritto allo studio si continua a non investire, lasciando il nostro Paese senza risposte alle alte percentuali di abbandono scolastico, come evidenziato dall’ultimo Rapporto Bes.

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