25 novembre, #Nessunascusa per tutte le forme di violenza di genere!

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25 novembre, giornata internazionale contro la violenza di genere. Rete della Conoscenza, Unione Degli Studenti e Link – Coordinamneto Universitario hanno organizzato svariate iniziative nelle scuole e nelle università del Paese contro il sessismo e la violenza di genere. #Nessunascusa per ogni forma di violenza di genere, a partire dai tagli agli enti locali e alla Sanità, al rischio chiusura per consultori e centri anti-violenza, la maggiore esposizione a part-time involontario e precarietà, retribuzione media più bassa, maggiore ricattabilità sul lavoro. Anche questa è violenza di genere per donne sull’orlo di una crisi di welfare!

Secondo le statistiche una donna su 3 è stata vittima di violenza almeno una volta nella vita. Nel 2014, 115 donne sono state uccise per mano di mariti, compagni, padri, fidanzati e figli. Alla luce di questi dati ci chiediamo cosa si stia aspettando ad introdurre l’educazione sessuale nelle scuole. E’ evidente che nella nostra società il modo in cui si interpretano le relazioni, il sesso e l’affettività è ancora di stampo machista, patriarcale e fortemente basato sugli stereotipi di genere. Non possiamo più permettere che quando una donna subisce violenza sia considerata colpevole, per il proprio modo di vestire ad esempio o per i propri comportamenti!

Le donne in Italia sono “sull’orlo di una crisi di welfare” poichè  i tagli agli enti locali determinati dalla Legge di Stabilità mettono a rischio chiusura i centri anti-violenza e i consultori; il 70% dei medici è un obiettore di coscienza e il 40% delle strutture pubbliche si rifiuta di praticare l’interruzione volontaria di gravidanza, violando così il diritto di tutte le donne di decidere sul proprio corpo e sulla propria vita. Dal punto di vista lavorativo le donne sono più esposte al part-time involontario e alla precarietà, fanno meno carriera anche se sono più formate, e vengono pagate meno a parità di mansioni. Inoltre una donna su cinque, al momento della nascita del figlio, lascia o perde il lavoro per l’assenza di politiche di conciliazione garantite indipendentemente dalla condizione socio-economica di partenza.

Contrastare la violenza e il controllo sui corpi e sulle vite delle donne  significa prima di tutto educare alle differenze di genere, abbattere gli stereotipi, riequilibrare il mercato del lavoro, dare sostegno economico e sociale a chi è intrappolato all’interno di questo modello culturale, mettere in atto un piano di azioni politiche e sociali capaci di sostenere l’autonomia, le decisioni e la libertà individuale delle donne.

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