Alluvione in Calabria e Sicilia: vogliamo maggiore tutela del territorio!

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maltempo-744x445Calabria e Sicilia sono state colpite negli ultimi giorni da un’ondata di maltempo particolarmente intensa, che ha provocato gravi danni soprattutto nel Reggino e nel Messinese. Frane e smottamenti si sono susseguiti in più punti, con gravi conseguenze per la mobilità stradale e ferroviaria e per la sicurezza della popolazione, arrivando nelle zone più esposte alla vera e propria devastazione del territorio: sulla costa ionica in provincia di Reggio Calabria, l’esondazione del torrente Ferruzzano ha spazzato via la Statale 106 Ionica e la ferrovia, in un tratto, sospesa nel vuoto. Gravi disagi anche in Sicilia: a Messina allagamenti in diverse zone della città, ad Enna si è verificata una frana in pieno centro storico, a Catania le scuole sono state chiuse in via precauzionale.

Anche in questo caso, non è soltanto la lista dei danni economici a comporre il drammatico bilancio di questi giorni: ancora una volta siamo costretti a registrare una vittima, sabato scorso a Taurianova (nel Reggino) un uomo alla guida di un auto è stato travolto fatalmente dalle acque della piena, mentre tantissime famiglie sono state soccorse dai vigili del fuoco evitando il peggio. Ancora una volta ci troviamo a denunciare l’accaduto, nonostante la sotto-esposizione mediatica e il sempre più palese disinteresse del Governo, che dimostra di avere ben altre priorità a discapito della cura e della manutenzione del territorio.

Riteniamo, infattti, che non sia più accettabile una narrazione che presenta questi avvenimenti come circostanze eccezionali, imprevedibili e difficilmente evitabili. E’ vero esattamente il contrario: siamo di fronte all’ennesima tragedia annunciata e quanto si prospetta all’orizzonte non va certo a migliorare la situazione. Da anni sappiamo come nel nostro Paese ben 6.663 comuni siano a rischio dissesto idrogeologico (fonte dei dati Legambiente): un numero altissimo a cui dovrebbero corrispondere adeguate misure per la messa in sicurezza dei territori, ma le politiche nazionali e locali vanno troppo spesso a tutelare altri interessi.

Ne è una palese dimostrazione il contenuto dello Sblocca Italia: da un lato 10 miliardi assicurati per le Grandi Opere mai realizzate dalla Legge Obiettivo del 2001, dall’altro solo 110 milioni per la riqualificazione del territorio. Anche il Disegno di Legge di Stabilità 2016 conferma questa pericolosa tendenza: mentre i nostri territori sono piegati da frane ed esondazioni, mentre una città come Messina è stata costretta a 6 giorni senza acqua corrente a causa di una rottura nella condotta dell’acquedotto, la manovra economica non prevede risorse aggiuntive da destinare alla prevenzione dal dissesto idrogeologico, ma si recuperano progetti faraonici, come il famigerato Ponte sullo Stretto, che anziché rispondere ai bisogni della collettività sembrano molto più calibrati sul soddisfacimento degli interessi economici di pochi.

Le responsabilità vanno individuate su diversi livelli e crediamo che sia nostro compito e di tutti coloro che si battono per la tutela del proprio territorio. In particolare, crediamo che troppo poco sia stato fatto a livello di amministrazioni regionali e di enti locali per consolidare un’efficace programmazione di piccole opere di manutenzione del territorio e di prevenzione dal dissesto idrogeologico. Soprattutto le Regioni devono aprire con urgenza un ragionamento su cura del territorio e riconversione ambientale dei siti produttivi: voltare pagina verso un modello più sostenibile passa anche dalla scelta netta di interpretare a pieno questo ruolo.

Inoltre, il forte aumento delle precipitazioni è sicuramente frutto del cambiamento climatico in atto, una delle principali e più drammatiche contraddizioni del nostro modello di sviluppo predatorio ed estrattivo, con conseguenze gravissime su intere popolazioni. La nostra battaglia si inserisce in questo contesto internazionale e intende porre con urgenza il legame tra crisi ambientale e crisi più generale del modello produttivo: per questo anche gli studenti e le studentesse, attraverso il network della Rete della Conoscenza, stanno contribuendo alla costruzione della Marcia per il Clima il 29 novembre a Roma e all’interno della Coalizione per la partecipazione alla mobilitazione di dicembre a Parigi in occasione delle Conferenza della Parti ONU sul cambiamento climatico. Lo facciamo a partire da parole d’ordine decisive: ripensare l’attuale modello produttivo ed energetico verso soluzioni sostenibili dal punto di vista sociale e ambientale

Infine, crediamo che, con l’avvento dell’anno 2016, non sia più rimandabile il tema delle disuguaglianze territoriali in questo Paese. Riteniamo che il dibattito sviluppatosi in questi mesi sul Mezzogiorno non sia in grado di affrontare le vere emergenze: il cosiddeto Master Plan per il Sud contenuto in Legge di Stabilità prevede lo stanziamento di poche risorse e, soprattutto, una loro concentrazione ancora una volta su Grandi Opere ad alto impatto sul territorio. Al contrario, crediamo che le risorse debbano essere aumentate e finalizzate a un piano straordinario per la messa in sicurezza dei territori e per la creazione di buona occupazione, a fronte di un panoroma attuale che troppo spesso mette in conflitto il diritto al lavoro con il diritto alla salute.

L’evidenza di una Sud abbandonato si palesa quando pensiamo alle eccellenze ospedaliere comprese nei “grandi tagli” della sanità. Basti pensare che nella zona alluvionata in Calabria rientrano due importanti ospedali, quali l’ospedale di Locri e il Tiberio Evoli, da tempo nella lista nera dei nosocomi da chiudere. In caso di chiusura di questi due ospedali il territorio della provincia di Reggio Calabria resterebbe coperta solo dagli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria, una struttura che non riuscirà mai ad accogliere una così grande quantità di emergenze. Si potrebbe pensare a strutture “Australiane”, ad esempio la conversione delle strutture ospedaliere territoriali in Centri di Pronto Soccorso Avanzati dotati di eliporto e di reparti solo ed esclusivamente per le degenze. La salute è un diritto costituzionale, basta tagli alla sanità, più responsabilità civile professionale e scelta di destinazione della propria attività.

La Calabria e la Sicilia non esistono solo per creare notizia a riguardo della ‘ndrangheta e  della mafia, i Calabresi e i Siciliani, come tutti, sono persone che patiscono decenni di devastazione del proprio territorio e il riprodursi delle disuguaglianze sociali. Basta inquità, vogliamo risposte immediate per il rilancio del Mezzogiorno e per il nostro futuro!

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