#FeesMustFall: perché in Sudafrica gli studenti universitari stanno protestando

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    Ripubblichiamo un articolo apparso su Internazionale in merito alle proteste in corso negli ultimi giorni in Sudafrica, contro il previsto innalzamento delle tasse universitarie in un paese dove già tantissimi sono esclusi dai percorsi universitari per via dei costi troppo alti

    #FeesMustFall

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    A Città del Capo la polizia sudafricana si è scontrata con centinaia di studenti che si sono radunati davanti al parlamento durante la presentazione del bilancio provvisorio da parte del ministro delle finanze Nhlanhla Nene. Le forze dell’ordine hanno usato gas lacrimogeni e granate assordanti contro i manifestanti. Le proteste non hanno avuto luogo solo a Città del Capo. Tre studenti sono rimasti feriti a Port Elizabeth, nella provincia di Eastern Cape, dove circa 150 studenti della Nelson Mandela metropolitan University si sono scontrati con la polizia, che ha sparato proiettili di gomma per disperdere la folla. Più di mille studenti hanno manifestato a Pretoria: l’università locale ha sospeso le lezioni e ha cancellato le sessioni d’esame in programma per la giornata.

    Gli studenti stanno protestando dal 13 ottobre contro l’aumento delle tasse universitarie disposto dal governo. In alcuni atenei la quota di iscrizione salirebbe dell’11,5 per cento. I dirigenti delle università dicono che è necessario per preservare la qualità degli insegnamenti e hanno chiesto al governo fondi alternativi, nel caso la misura alla fine non venisse applicata. Le manifestazioni sono cominciate all’università del Witwatersrand, a Johannesburg, e ora hanno coinvolto 14 istituti universitari del paese. Gli studenti hanno occupato i campus e le lezioni sono state sospese.

    Il 17 ottobre il consiglio dell’università del Witwatersrand (chiamata Wits colloquialmente e sui social network) ha sospeso la decisione di aumentare le tasse del 10,5 per cento nel 2016, con la promessa di non prendere misure analoghe senza negoziare prima con gli studenti. I rappresentanti degli studenti hanno anche ottenuto che non saranno prese azioni disciplinari contro chi ha partecipato alle proteste.

    A livello nazionale, le organizzazioni studentesche hanno rifiutato la proposta del 20 ottobre avanzata dal ministro per l’educazione superiore Blade Nzimande di limitare l’aumento delle tasse universitarie al sei per cento per il 2016. Una portavoce del movimento studentesco Uprising a Pretoria, Karabo Sekhukhuni, ha detto: “Non vogliamo un aumento delle tasse perché quelle attuali sono già troppo alte per gli studenti poveri”.

    Un professore dell’università del Witwatersrand, David Dickinson, ha scritto su The Conversation un articolo in cui spiega perché il consiglio universitario del suo ateneo – di cui fa parte – aveva approvato l’aumento delle tasse: le università sudafricane si trovano in difficoltà economiche per la diminuzione dei finanziamenti statali. Dickinson, che aveva votato contro la misura, afferma: “La Wits e altre università stanno diventando di fatto delle istituzioni private. D’élite non sulla base delle capacità intellettuali degli studenti, ma della loro estrazione sociale. Le divisioni in Sudafrica possono solo aumentare se ai ricchi viene garantito un buon livello di istruzione mentre i poveri ricevono un’istruzione inadeguata”.

     

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