Da un Sud sommerso dal fango rilanciamo le nostre lotte

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Quella che sembrava una banalissima
allerta meteo al Sud-Italia si è trasformata in un vero e proprio incubo. La terra si è sbriciolata sotto piogge battenti e i fiumi hanno abbattuto gli argini. La conta dei morti sale a 5 tra Campania, Lazio e Abruzzo. I danni causati ad abitazioni, agricoltura e infrastrutture sono incalcolabili: in Campania, nelle province di Caserta e Benevento, è stato chiesto lo Stato di calamità naturale. Lo straripamento dei fiumi Calore e Sabato ha provocato l’isolamento di molti comuni che sono rimasti così isolati, senza acqua e elettricità né collegamenti. Benevento si è svegliata sotto metri di fango: l’acqua è arrivata ai primi piani delle case, le auto sono state risucchiate dalle piene, interi quartieri sono rimasti isolati per ore con intere famiglie che hanno trovato salvezza sui tetti delle abitazioni. Oltre alla rete stradale resa impraticabile da frane e smottamenti, anche le reti ferroviarie hanno subìto una battuta d’arresto: la chiusura per motivi di sicurezza della linea ferroviaria Caserta-Foggia, l’unica della fascia appenninica, ha completamente isolato le comunità locali. Scuole e Università resteranno chiuse finché non passerà l’allerta meteo.

Tutto l’arco appenninico centro-meridionale è stato travolto dall’ondata di maltempo con frane e alluvioni che non hanno risparmiato nemmeno Puglia e Sicilia. Una situazione in parte prevedibile ma che è stata completamente sottovalutata e trascurata dalle istituzioni locali e nazionali che poco o nulla hanno fatto in termini di opere di prevenzione e salvaguardia del territorio. Una catastrofe annunciata? Forse, ma di sicuro non si tratta di casualità. Anni di abbandono dei territori, agricoltura basata sull’utilizzo di combustibili fossili, disboscamento dei versanti appenninici, cementificazioni e abusivismo edilizio uniti all’incanalamento forzato dei corsi d’acqua, hanno creato una vera e propria bomba ecologica che sarebbe scoppiata inevitabilmente con l’arrivo delle intense piogge autunnali.

In un quadro drammatico come quello descritto, ancor più insensate appaiono le scelte compiute dal Governo nazionale che in barba alle esigenze e ai bisogni delle comunità locali, con lo Sbloccaitalia, mette ancor più in pericolo i fragili equilibri dell’ecosistema di cui facciamo parte. Basti pensare ad opere costosissime e faraoniche come la TAV, il MOSE o alla riproposizione del Ponte sullo Stretto, senza comprendere che i territori avrebbero in realtà bisogno di tante opere strutturali utili per la messa in sicurezza delle aree a rischio e per il riassetto idrogeologico del territorio. Ne gioverebbe così non solo la sicurezza delle persone, che non rischierebbero più la propria vita, ma anche le comunità agricole e le aree produttive, le più colpite in termini di danni materiali da calamità di questo genere.

Questa drammatica situazione è da leggere come conseguenza diretta del riscaldamento globale causato dall’insostenibilità di un sistema di sviluppo che pone il profitto al di sopra delle vita delle persone, che distrugge i territori in cui viviamo per garantire la speculazione edilizia, che nega il diritto alla salute al punto da sottrarci in modo autoritario la libertà di vivere e autodeterminarci.

Quello che accade oggi è il segno evidente del conflitto tra capitale e ambiente, dell’incompatibilità degli interessi speculativi con i delicati equilibri della natura, e in mezzo a questa battaglia ci siamo noi, con le nostre esistenze.

Per questo è fondamentale riprendersi in mano le proprie vite e i propri luoghi, sottrarli ad ogni decisione imposta dall’alto, costruire spazi di democrazia, gestione e controllo dal basso dei territori per non essere vittime ma protagonisti del cambiamento. Uno dei modi per costruire una società nuova è ripartire dai territori alluvionati, attraverso lo strumento della partecipazione: partendo dalla solidarietà e dalla condivisione della conoscenza possiamo costruire un percorso diverso e alternativo allo status quo che porti alla costruzione di un nuovo modello di sviluppo sociale, ambientale ed economico capace di rispondere ai bisogni e alle esigenze delle persone.

Ed è questo l’obiettivo che ci siamo posti come Rete della Conoscenza e che praticheremo all’interno del percorso intrapreso dalla Coalizione Clima fino alla Conferenza di Parigi sul Clima 2015 (COP21): a partire dal 23 Ottobre costruiremo attività in moltissime scuole ed università sul territorio nazionale tutto. A breve l’elenco completo delle iniziative.

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logoretebianco La Rete della Conoscenza è il network nazionale dei soggetti in formazione. Vi aderiscono l'Unione degli Studenti e Link - Coordinamento Universitario.

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