[Piacenza] Basta interventi spot su alluvione, serve un piano di prevenzione e cura del territorio

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Alluvione-La-C16738-piacenza_gNella notte tra domenica 13 e lunedì 14 settembre violente precipitazioni si sono abbattute sul Centro-Nord, provocando ingenti danni soprattutto nel Piacentino: l’esondazione dei fiumi Nure e Trebbia ha provocato due morti e un disperso, oltre che intere case, strade, terreni agricoli, negozi e cantine allagate o distrutte, e infine il cedimento di un ponte.

Una tragedia che non può essere ridotta a una mera fatalità. L’alluvione che ha colpito l’Emilia Romagna non è da considerarsi, infatti, un caso unico ed eccezionale, ma si inserisce nel drammatico elenco di devastazioni che il nostro territorio subisce puntualmente: evidenti campanelli d’allarme di politiche suicide.

Gabriele Cesari, presidente dell’Ordine dei geologi dell’Emilia Romagna ha dichiarato espressamente che “Ci vuole coraggio a parlare ancora di eventi eccezionali, quanto accaduto si ripeterà presto anche in altre città”, ricordando come “questa sia l’ennesima alluvione che interessa la nostra regione negli ultimi mesi dopo Secchia, Panaro, Santerno, Baganza, Bevano e Savio”.

Il nostro è un territorio sommerso dal cemento, in un Paese che da decenni consuma 8 metri quadrati di suolo al secondo, l’Emilia-Romagna è ai primi posti in questa classifica di demerito, sulla base di un modello che tutela interessi economici e speculativi, che non può che portare a queste catastrofi. I dati sono chiari, dall’inizio del 2014 si sono verificate ben 16 alluvioni con un risultato di 14 morti e un immenso deturpamento.

Questo non dovrebbe sorprendere in un Paese dove ben 6.633 comuni sono esposti al rischio idrogeologico (fonte Rapporto sul dissesto idrogeologico di Legambiente). Eppure il Governo procede in un’altra direzione: basta pensare al decreto legge Sblocca Italia che ha destinato 110 milioni per la difesa idrogeologica contro i quasi 4 miliardi assicurati a cementificatori e asfaltatori.

Pare evidente, quindi, che l’odierna visita del Premier è solo un mero formalismo di cui il territorio  può fare a meno:i 2 milioni stanziati dalla Regione e la probabile dichiarazione da parte del Governo dello stato di emergenza, con relative deroghe al patto di stabilità non escono da un’ottica meramente ottica emergenziale. Ne è prova Renzi stesso che dichiara: “Secondo gli esperti, si tratta di un evento che si ripete ogni 500 anni”. Dichiarazione imbarazzante e mistificatrice, che disconosce la necessità di un impegno per la manutenzione e la messa in sicurezza strutturale del territorio attraverso un piano di piccole opere per la collettività.

 Assieme a un numero altissimo di volontari, continueremo a lavorare per aiutare i Comuni interessati, a spalare fango contando sulla solidarietà di singoli e associaizoni, mentre registriamo la mancanza di misure adeguate dall’alto. Per questo daremo continuità a questo movimento, anche dopo l’emergenza di questi giorni, per ricostruire quello che è stato distrutto e per cambiare queste politiche criminali e per nulla lungimiranti.

Unione degli Studenti Piacenza

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