Jobs Act e i numeri della precarietà: saremo inflessibili!

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    funamboloClicca qui per leggere la scheda tecnica sui decreti attuativi 81/2015 (Codice dei Contratti) e 80/2015 (Conciliazione Vita-Lavoro) e qui per la scheda sui decreti attuativi sul contratto a tutele crescenti e sull’ASPI

     

    Lo schema è sempre più chiaro. Renzi e il suo Governo, partendo dall’esigenza di costruire una comunicazione positiva attorno alla propria azione riformatrice, stanno puntando in primo luogo sulla presunta efficacia del Jobs Act nel risolvere le storture strutturali del mercato del lavoro italiano. Precariato e disoccupazione su tutte.

    La prima considerazione da cui partire, denunciata da più parti la scorsa settimana, è la crescente strumentalità del dibattito impostato dal Governo sui risultati della riforma del mercato del lavoro. L’utilizzo dei dati stessi da parte del Ministero del Lavoro, oltre alla figuraccia rimediata a causa degli errori grossolani che hanno portato a triplicare rispetto alla realtà il numero di rapporti di lavoro a tempo indeterminato al netto delle cessazioni, smaschera la natura di questa partita: una vera e propria battaglia di campo per rilanciare un consenso traballante, che impiega una lettura parziale delle statistiche omettendo le indicazioni più spinose. Di fronte a queste forzature ad inizio agosto è arrivato addirittura il richiamo del presidente dell’Istat Giovanni Alleva, che ha definito inaccettabili le approssimazioni del Governo sull’aumento degli occupati.

    In vista degli ultimi decreti attuativi, previsti per questa settimana, e alla luce di una realtà sociale molto distante dalla rappresentazione renziana, è importante proseguire una lucida operazione di demistificazione su questi temi. Partiamo dall’occupazione: il quadro è tutt’altro che roseo, anzi, nonostante i proclami del Governo sui risultati del Jobs Act e del programma di politiche attive Garanzia Giovani, il tasso di disoccupazione generale si attesta al 12,7%, mentre quella giovanile – da due anni stabilmente al di sopra del 40% – è ai massimi storici dall’inizio della crisi (44,2%). L’aumento delle trasformazioni di contratti a termine in rapporti stabili (+40% rispetto al 2014)* e il saldo positivo fra attivazione e cessazioni di rapporti di lavoro a tempo indeterminato (+117.498) meritano un approfondimento degli sgravi fiscali messi a disposizione delle imprese.

    In primo luogo, la prospettiva di rendere strutturale questa misura (con 5 miliardi annui di coperture) apre la questione della campagna d’autunno di Renzi sulla fiscalità e sull’abbassamento delle tasse: una manovra che promette ancora una volta di abbattersi sulla collettività, in particolare sugli strati sociali medio-bassi, con una spending review che andrà a colpire servizi e spesa sociale, a partire dalla sanità pubblica. Il tema del fisco è un piano di rivendicazione politica generale che deve trovare uno spazio di elaborazione decisivo dentro i movimenti sociali e da collegare strettamente alla rivendicazione del reddito come strumento di redistribuzione delle risorse e di emancipazione dai ricatti. Ci sembra interessante che l’avvicinamento al 17 ottobre, giornata internazionale per l’eradicazione della povertà, sviluppi questo discorso politico come risposta radicalmente alternativa a quella del Governo su come si contrasta la sofferenza sociale e le iniquità fiscali.

    Per il momento, gli sgravi per i datori di lavoro che ricorrono al nuovo contratto a tutele crescenti la finanza pubblica garantisce una riduzione del costo del lavoro per i primi 3 anni (8.600€ annui a contratto che coprono contribuzione e Irap) che ha senza dubbio incentivato la conversione dei contratti a tempo determinato, ma che apre prospettive preoccupanti al termine degli incentivi vista la totale libertà di licenziare raggiunta con l’abolizione dell’articolo 18.

    La precarietà resta, infatti, una costante del nostro mercato del lavoro, mentre welfare e protezioni sociali mantengono una dimensione residuale ed escludente. Come abbiamo scritto a proposito dei primi due decreti attuativi del Jobs Act, da un lato il nuovo contratto a tutele crescenti estende la precarietà lavorativa all’intero mondo del lavoro e rende estremamente ricattabile anche chi ha un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, dall’altro la Nuova ASpI – che doveva essere il nuovo ammortizzatore sociale universale – conferma la totale scopertura per decine di migliaia di lavoratori atipici, autonomi, occasionali e stagionali. Non solo, il cosiddetto Codice dei contratti (D. lgs 81/15) conferma in pieno lo schema del Decreto Poletti di liberalizzazione del contratto a tempo determinato (che sono saliti all’87,3% del totale dei contratti attivi nel Paese) e approfondisce nuove frontiere del precariato come i voucher, il ricorso ai quali è stato ampiamente esteso rispetto al passato. Non a caso l’impiego di manodopera a mezzo dei voucher ha conosciuto un vero e proprio boom nei primi sei mesi del 2015 (+74% rispetto all’anno scorso), come riportato dall’Osservatorio Inps sul precariato.

    La riforma neo-liberale del mercato del lavoro portata avanti dal Governo sta dando i suoi frutti: livellamento verso il basso dei diritti, redistribuzione delle risorse dal basso verso l’alto, aumento della precarietà e della ricattabilità, contenimento dei salari, welfare e politiche attive piegati al paradigma condizionante dell’occupabilità. Sono le conseguenze contestate da più parti durante l’iter di approvazione del Jobs Act, assieme allo smascheramento dell’inefficacia di queste politiche per la crescita dell’occupazione in un Paese con gravi carenze sul piano delle politiche industriali e degli investimenti in Ricerca e Sviluppo. La sempre più evidente battaglia campale di comunicazione/mistificazione sui risultati del Jobs Act impone di affrontare il Governo su questo piano, attraverso una massiccia operazione verità che faccia emergere le conseguenze sociali prodotte, ma anche un rilancio dell’iniziativa politica e di mobilitazione su questo terreno.

    A partire dal 9 ottobre, l’autunno degli studenti e delle studentesse sarà inflessibile contro ricatti e precarietà!

     

    Clicca qui per leggere la scheda tecnica sui decreti attuativi 81/2015 (Codice dei Contratti) e 80/2015 (Conciliazione Vita-Lavoro) e qui per la scheda sui decreti attuativi sul contratto a tutele crescenti e sull’ASPI

     

    * I dati sull’occupazione riportati in questo articolo sono riferiti alle statistiche sull’occupazione dell’ISTAT di giugno per quanto riguarda il tasso di disoccupazione generale e all’indicatore della disoccupazione giovanile del 2014. Per un commento dei dati diramati dall’ISTAT in data primo settembre leggi QUI

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