Unioni civili: tra condanne europee e ritardi italiani, quali prospettive per il ddl Cincinnà?

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matrinomigayLa Corte europea dei diritti umani di Strasburgo ha condannato l’Italia perchè nega tutele e diritti alle coppie omosessuali. Il nostro Paese ha ignorato per anni i solleciti delle istituzioni europee  e e  l’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti umani che prevede il rispetto della famiglia e della vita privata dei cittadini europei, a prescindere dal loro orientamento sessuale. L’occasione della sentenza è stato il ricorso portato avanti da 3 coppie italiane che hanno deciso di rivolgersi alle istituzioni europee dopo aver ricevuto solo indifferenza e discriminazioni in Italia, la Cedu dopo 5 anni ha riconosciuto il loro diritto al risarcimento oltrechè ad una legge che tuteli chiunque si trovi in una situazione simile.

Serve in sostanza una legge che riconosca la leggimità delle unioni tra persone dello stesso sesso, che estenda a queste quantomeno i diritti e i doveri delle coppie etero. Una intuizione ottima da esportare! Il governo Renzi, proprio come nel caso delle assunzioni dei precari all’interno della Buona Scuola, sono mesi che cerca di intestarsi questo tema politico che, riguarda il grado di civiltà del nostro Paese oltrechè la vita di migliaia e migliaia di persone, ha provato – proprio come per la riforma della Scuola- a farlo diventare uno strumento capace di accrescere il consenso attorno al governo senza tuttavia esimersi dall’utilizzarlo come strumento di disciplina degli equilibri di partito e di governo.

Intanto  discussione sul testo del disegno di legge proposto dal governo per regolamentare le unioni civili, il ddl Cirinnà, ha subito l’ennesimo rinvio. Fermato al senato fino a che non otterrà l’ok della commissione bilancio che tarda ad arivare, il ddl è diventata la nuova “partita” del premier. Inizialmente aveva promesso la calendarizzazione della discussione entro pochi giorni, poi le pressioni delle destre e degli ambienti cattolici hanno portato ad un ridimensionamento: all’assemblea del PD Renzi ha parlato di “entro l’anno”. Le tempistiche insieme allo scontro parlamentare sui contenuti minacciano di snaturare e svuotare l’intero iter di riforma.

Che cosa prevede il testo? Il disegno di legge presentato in Commissione Giustizia prevede sostanzialmente l’istituzione del riconoscimento di una coppia formata da due persone dello stesso sesso in Unione Civile, estendendo tutti – o quasi -i  diritti e i doveri previsti dal vincolo del matrimonio, come l’assistenza reciproca (sanitaria, carceraria), l’unione e separazione dei beni, subentro nel contratto d’affitto, reversibilità della pensione . Si tratta di una conquista di civiltà importante che auspichiamo venga approvata da tutti i rami del Parlamento in tempi brevi, non crediamo che la si possa tuttavia accogliere con trionfalismo: il ddl Cirinnà arriva in ritardo e non sembra voler lasciar perdere i tratti di timidezza e ambiguità che caratterizzano da 20 anni il dibattito italiano intorno ai diritti delle persone lgbt .

E’ inoltre paradossale e imbarazzante che la politica su questi temi sia più sorda e lenta della magistratura tutta: sempre in questi giorni, la Cassazione ha emesso una sentenza storica sul diritto delle persone transgender a richiedere la rettifica dei dati anagrafici anche in assenza di intervento chirurgico agli organi genitali. Questo intervento è “necessario” – questo il vulnus della nuova interpretazione normativa – solo se a ritenerlo tale è il diretto interessato. Da anni come studentesse e studenti portiamo avanti negli atenei battaglie per l’approvazione del doppio libretto universitario per tutelare e rispettare le volontà degli studenti in transizione nel confronto con gli esami e la burocrazia universitaria; ci sembra che la sentenza della Corte sia in continuità totale con questa iniziativa e non possiamo non ritenerla un importante passo in avanti.

Tornando al testo, le nostre preoccupazioni riguardo al metodo e al merito del provvedimento sono motivate dalla ampia disponibilità alla mediazione sul testo mostrata finora senza remore dal governo, aperture soprattutto nei confronti delle destre che hanno presentanto emendamenti su emendamenti al testo. Il governo e la stessa deputata proponente ha per prima cosa aperto alla richiesta di NCD e FI di togliere ogni riferimento al matrimonio, persino oggi in occasione della sentenza della Corte Monica Cirinnà ha dichiarato che è ben lontano dalla sua volontà voler riconoscere “dignità pari ai matrimoni per le unioni gay”. Le conseguenze sono due: in primo luogo questa cessione ha costretto il PD a spacchettare l’articolo 3 del disegno di legge (in cui si sosteneva l’acquisizione degli stessi diritti e doveri derivanti dal vincolo di matrimonio) e ad elencare i singoli diritti, rendendoli di fatto emendabili e attaccabili uno per uno, come quello alla reversibilità della pensione e alla stepchild adoption, bersagli principali di NCD su cui hanno chiesto il parere della commissione bilancio; in secondo luogo ciò ha spalancato le porte all’ostruzionismo, l’iter parlamentare per il numero di emendamenti (già ad oggi superiori ai 1000)  aggiungibili si potrà estendere per diversi mesi.

La seconda conseguenza vive sul piano culturale e più prettamente politico del dibattito sull’omofobia e i diritti lgbt in Italia: l’ipotesi di costruire delle unioni civili che siano dei “matrimoni di serie B” è infatti insostenibile e bisogna respingere tutti gli emendamenti che vanno in questa direzione. Tutte le reticenze e le aperte contrarietà sul nodo della adozioni rimangono in questo senso ingiustificate e discriminanti: la corte di Strasburgo ci invita proprio a smettere di far arrogare  allo Stato diritti e decisioni che riguardano la vita privata delle persone;  una buona legge non deve tanto concedere un risicato riconosimento quanto prendere atto che le famiglie omogenitoriali esistono, hanno diritto ad accedere a tutte le forme di tutela previste dal diritto familiare, hanno diritti ad avere figli. La sconfitta di approvare una legge parziale o monca non sarebbe infatti isolata, segnerebbe la perdita di una battaglia più grande che riguarda la possibilità di costruire anche nella nostra penisola una società non semplicemente tollerante ma capace di arricchirsi dalle differenze, capace di praticare l’integrazione.

La sfida della laicità dello Stato Italiano si gioca innanzitutto e in maniera cruciale su questi temi: ogni centimetro ceduto alle posizioni delle formazioni del fondamentalismo cattolico e dei neofascisti è una cessione di sovranità a forze oscurantiste e favorevoli all’oppressione. Se sul tema dell’”educazione sessuale” e sullo spauracchio del “gender” a scuola la ministra Giannini e l’intero governo Renzi  hanno mostrato una debolezza totale, crediamo sia auspicabile che non ne mostrino altrettanta sul tema delle unioni civili. La riposta del ddl Cirinnà non può risolversi in un’alchimia legislativa, al pari del DDL  DDL Scalfarotto essa ha bisogno di essere accompagnata e  sostenuta da lotte culturale radicali e radicate all’interno della società.

Nonostante in seno al governo diverse siano le spinte all’approvazioni in tempi celeri del ddl (in primis Scalfarotto, reduce di diversi giorni di sciopero della fame) quello che ci sembra doveroso dire è che la battaglia contro le discriminazioni omofobiche e per il riconoscimento dei diritti lgbt non ha bisogno di eroi nè di madrine o di gesta eclatanti. Serve restare fedeli alle battaglie che da anni rivendicano che l’Italia riconosca le unioni tra persone dello stesso sesso, le stesse battaglie che in questi mesi hanno attraversato l’intero Paese con l’Onda Pride. Questo è stato punto di ritrovo di tante e diversissime istanze, serve saper rispondere alle esigenze di avanzamento concrete che quelle piazze hanno rappresentanto e non soltanto sfruttarle per poi giocare una partita al ribasso tra forze politiche. La possibilità di accedere all’istituzione del matrimonio è una conquista cruciale che tutto il movimento lgbt considera prioritario, il riconoscimento delle unioni non può però essere però – e questo ci sembra il punto su cui è sempre più urgente e necessario discutere, quantomeno nel movimento lgbt- dispositivo di pacificazione delle lotte, un allargamento puramente nomilastico della cosiddetta “famiglia tradizionale”. Le lotte del mondo lgbt, al pari dei movimenti femministi, non nascono per rivendicare la parificazione dei diritti e delle condizioni tra persone omosessuali ed etero, la “favolosità” dei moti di Stonewall aveva la pretesa di scardinare le storture culturali, gli stereotipi e i ruoli di genere stratificatisi all’interno di una società eteronormata. La domanda su cui ci sembra urgente interrogarci collettivamente è come si porta avanti questa battaglia culturale, civile e politica in maniera efficacia in un contesto di crescente omofobia e bigottismo come quello italiano proprio a partire dalle nuove e interessanti prospettive che sul fronte dei matrimoni e delle adozioni si stanno aprendo.

 

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