[Benevento] Bello come l’amore, bello come i diritti

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Il Pride di Benevento che, con quelli di Pavia e Verona, dà inizio alla stagione dell’Onda Pride, è esattamente lo specchio del percorso dei diritti civili in Italia. Perché la città sannita? Perché sono stati scelti, per quest’anno e per quelli a venire, contesti di ”frontiera”, in cui i livelli di discriminazione e violenza omo-transfobica sono tra i più alti in Italia.

Il 6 giugno é stata la catarsi di percorso che ha visto attivi in prima linea l’Unione degli Studenti, in particolare il giovane collettivo beneventano, e Link Napoli; una collaborazione organica che ha esplicitato gli obiettivi fondanti la Rete della Conoscenza: costruire il cambiamento ripartendo dai luoghi dove i saperi circolano e si creano, dove le idee sono libere di correre da mente a mente e le coscienze possono svegliarsi.

Ma se da una parte va sottolineato tutto un comparto sociale legato all’associazionismo e al sindacato, maturo al lancio di tale esperienza, dall’altra persiste una classe politica legata a logiche medievali, succube del conservatorismo più oscurantista, che condiziona la vita sociale di intere comunità negandone l’evoluzione e il progresso culturale. Il sindaco di Benevento si è rivelato parte di questa classe politica sconfitta dalla storia, sorda a qualsiasi domanda di estensione dei diritti e di cambiamento.

La risposta del PD locale è stata la convocazione di una conferenza a cui sono stati invitati i ”Giuristi per la vita”, una delle principali associazioni che negano la parità dei diritti civili e sociali per gli omosessuali. Com’è possibile che il PD a livello nazionale si dica favorevole ad una legislazione che tuteli le coppie dello stesso sesso mentre a livello territoriale prenda ufficialmente posizione in difesa della famiglia tradizionale?

Non è un caso se contemporaneamente allo svolgimento del pride, la città sannita abbia ospitato altre due manifestazioni: una preghiera cattolica collettiva contro ”perversione e immoralità” che sarebbero state portate in città dall’onda arcobaleno e un corteo in difesa dei principi della famiglia tradizionale organizzato da Forza Nuova e altre becere organizzazioni di stampo dichiaratamente neofascista attive nel Sannio.

Cosa ancor più grave, la preghiera era stata indetta da un docente di religione: com’è possibile permettere all’intolleranza, all’odio e all’omofobia di entrare nelle nostre scuole? Inoltre ci si chiede come sia possibile, in un momento storico in cui diritti civili e sociali vengono riconosciuti in tutto il mondo, la scelta scellerata della ministra Giannini di cancellare tutte le iniziative di contrasto alle discriminazioni omo-transfobiche, venendo meno all’impegno di portare a termine il piano dell’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali.

E’ una delle prime volte in cui momenti di pace, di uguaglianza, di giustizia ed estensione dei diritti come il pride vengono apertamente contestati, dando la possibilità a realtà fasciste e xenofobe di propugnare le proprie idee di disprezzo, violenza e razzismo contro quelle persone che oggi in Italia sono fuori da qualsiasi tutela civile e sociale. All’insensatezza di queste reazioni va aggiunto il comportamento incomprensibile del Questore che è stato capace di concedere contemporaneamente spazio a due manifestazioni contro il Pride, creando in città un clima pericolo ed ostile, ma che per fortuna non ha avuto conseguenze. E nonostante al pride sia stato negato il passaggio per il corso principale di Benevento, la giornata di ieri si è rivelata l’emblema di come l’estetica del Pride sappia, nella sua genuinità, essere il meccanismo di coinvolgimento della cittadinanza nella promozione dei diritti civili.

E’ stato un pride bello, bello come coloro che si sono impegnati nell’organizzarlo e nel promuoverlo. Bello come l’amore, bello come i diritti!

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