[Roma] Le idee sono a prova di ruspa, SCUP non si ferma

0 Flares 0 Flares ×
Tweet about this on Twitter0Share on Facebook0Google+0Email to someone

scupLa mattina del 7 maggio, Scup (Sport e Cultura Popolare) spazio occupato nel 2012 in Via Nola 5, zona San Giovanni, nonostante le trattative in corso da mesi, ha avuto la spiacevole sorpresa dello sgombero immediato, accompagnato dalla demolizione (non autorizzata!!) dello spazio costruito da occupanti e quartiere nell’arco dei tre anni con fatica e voglia di resistere.

La rabbia che noi, insieme a tanti altri, proviamo per l’accaduto deriva non solo dall’ennesima dimostrazione di indifferenza da parte delle istituzioni, ma dall’importanza che questo spazio di aggregazione ha all’interno del quartiere San Giovanni e della città tutta. La cittadinanza nell’occupazione di SCUP aveva trovato un luogo accogliente dove frequentare corsi di lingua, ripetizioni e sport popolare, insieme a tanti altri progetti di grande importanza culturale e sociale a basso costo, unendo attività di mutualismo a pratiche di riappropriazione di spazi di partecipazione. Un simbolo inequivocabile del lavoro di SCUP è stata la lettera scritta dalla madre di un bambino affetto da autismo, che non poteva frequentare la scuola materna perché il comune di Roma non è stato in grado di predisporre per lui un piano di inclusione scolastica. A Scup frequentava il corso di capoeira, senza la necessità di mediazioni di alcun tipo, e con la possibilità di interazione e condivisione con molti suoi coetanei e non solo. Anche lui aveva contribuito a costruire quelle mura che sono state violentemente distrutte.

È chiaro come attraverso queste attività Scup riuscisse a sopperire a gravi mancanze della nostra città, mai efficacemente risolte da chi di competenza. In una città in cui la mancanza di luoghi di aggregazione e di servizi crea sempre maggiori disagi, in cui l’assenza di risposte concrete ai problemi delle periferie genera odio verso gli ultimi e i diversi, in un momento in cui razzismo e fascismo avanzano, marciando sulle gravi problematiche dovute alle misure errate di risposta alla crisi economica, luoghi come Scup rappresentano l’unica risposta efficace alla mancanza di cultura, di coscienza critica, di confronto e di aggregazione.

Per questo l’esistenza e la sopravvivenza di questi spazi è interesse di tutti: nell’arco di una sola mattinata si è creato un grande corteo che si è mosso per le strade della città alla ricerca di un nuovo luogo che potesse essere non solo un riscatto per l’intera comunità che viveva Scup ma anche per la ripresa di tutte le attività quotidiane che lì si svolgevano.

Negli ultimi anni a Roma c’è stata una gestione vergognosa da parte delle istituzioni degli spazi occupati, visti come luoghi da cancellare dalla mappa cittadina in quanto considerati semplicemente un problema di ordine pubblico. Il numero degli spazi sgomberati cresce e il caso di Scup è emblematico su ciò che viene e non viene tutelato in questa città.

È evidente che per la tutela della proprietà privata e di una legalità fine a sé stessa, si preferisca distruggere luoghi di interesse comune, che svolgono attività di riqualificazione del territorio, che generano percorsi di cultura e di socialità.

I proprietari dello stabile di Scup, sono anche proprietari del“Best House Rom”, centro d’accoglienza finito nel mirino del dossier dell’Associazione 21 Luglio, che ha denunciato e messo in evidenza lo spreco di fondi e il circolo vizioso che si cela dietro la gestione inumana dei campi nomadi. La legalità, che in questo caso significa rispetto della proprietà privata, si fa strumento di ingiustizia e violenza, di ignoranza e sopraffazione. Il Comune di Roma ha deciso di ignorare l’importanza che SCUP ha per la città, ha deciso di tutelare l’interesse economico di una sola persona, il proprietario, anziché gli interessi sociali delle centinaia di famiglie che si appoggiano a quel centro sociale, che ne usufruiscono dei servizi, che riqualificano il quartiere, che rendono vivibile una città che proprio l’amministrazione ha reso invivibile. Il dogma della legalità cade, infatti, tragicamente, quando si tratta di tutelare non il profitto, ma i diritti di tutti e tutte, pare infatti che la legge sulla proprietà privata sia talmente assoluta da poter radere al suolo un centro sociale, mentre la sentenza di condanna della Corte dei Diritti Umani sulla gestione vergognosa di roma dei Campi Roma è stata largamente ignorata. Oggi più che mai è necessario che le istituzioni ricostruiscano il concetto di legalità sulla base delle reali necessità della società e antepongano la giustizia sociale al testo freddo della legge.

Vogliamo che il Comune di Roma ripensi al binomio proprietà pubblica e proprietà privata, introducendo finalmente i beni comuni, beni che per il loro valore intrinseco, per il ruolo primario e per la loro funzione esulano dalla dicotomia pubblico privato e n on solo vengono riconosciuti e tutelati, ma diventino priorità di governo e di investimento. SCUP, senza alcun dubbio, è per noi un bene comune, e ai beni comuni non si può rinunciare. Ecco perché nel pomeriggio del 7 Maggio l’assemblea di gestione di SCUP ha deciso, con estremo coraggio, di occupare il giorno stesso dello sgombero un nuovo spazio, in via della Stazione Tuscolana 84 . SCUP perciò è di nuovo aperto, continueranno le consuete attività e si progetteranno nuove iniziative.

Con questo sgombero becero, si è rallentato per qualche giorno il lavoro della scuola popolare, ma non ha vinto: SCUP non poteva morire, è punto di riferimento per troppe persone. Invitiamo tutti e tutte a dare una mano nella messa a nuovo dello spazio, ci vediamo da SCUP!

Link Roma

UdS Roma

Tweet about this on Twitter0Share on Facebook0Google+0Email to someone

related articles

logoretebianco La Rete della Conoscenza è il network nazionale dei soggetti in formazione. Vi aderiscono l'Unione degli Studenti e Link - Coordinamento Universitario.

CONTATTI

Privacy Policy