I dati sulla disoccupazione smentiscono la retorica del Governo: più precarietà per tutti!

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disoccupati

Sono usciti oggi i nuovi dati ISTAT sul tasso di disoccupazione relativo al mese di febbraio, che è risalito al 12,7%. Anche la disoccupazione giovanile torna a crescere, attestandosi al 42,6%.

I dati sulla disoccupazione, in particolare quella giovanile e femminile, confermano ciò che affermiamo da tempo: le politiche economiche del Governo, in particolare il Jobs Act, non vanno affatto nella direzione della ripresa economica e dell’uscita dalla crisi. Non si tratta infatti di provvedimenti che migliorano le condizioni dei lavoratori e della nostra generazione, ma sono piuttosto l’ennesimo regalo alle imprese che possono procedere con la svalutazione del costo del lavoro – cioè dei salari, dei diritti e delle tutele – piuttosto che innovarsi. Anche l’aumento dei contratti a tempo indeterminato sbandierato dal Governo nasconde una realtà ben diversa, che è quella del definitivo svuotamento del contratto a tempo indeterminato dai diritti e dalle tutele garantite in precedenza ai lavoratori assunti in questo regime: le differenze tra i precari e i cosiddetti ‘garantiti’ sono state eliminate livellando tutti verso il basso.

La disoccupazione femminile aumenta di oltre 14 punti percentuali ed è un dato che merita particolare attenzione: nonostante le filippiche del premier sulla centralità delle donne e il palliativo, peraltro sottofinanziato rispetto agli annunci iniziali, del bonus-bebè, manca infatti totalmente nell’agenda del governo Renzi un impegno concreto per dare autonomia e indipendenza alle donne; non c’è la volontà politica di superare le disuguaglianze d genere che il mondo del lavoro italiano soffre e i dati lo dimostrano costantemente. Le oltre 79.000 assunzioni con cui Renzi e Poletti hanno voluto cantare in queste settimane le lodi del Jobs Act inoltre non riguardano i neo-assunti, non hanno cioè fatto aumentare l’occupazione ma al più hanno favorito la transizione dei contratti a tempo indeterminato o di altro tipo verso la nuova tipologia del contratto a tutele crescenti. Lo specifica l’ISTAT smentendo così la retorica di un governo che sarebbe disposto a fare carte false per dimostrare l’efficacia di una riforma che è in realtà in totale continuità con le politiche che negli ultimi 20 anni hanno precarizzato e attaccato il mondo del lavoro in Italia.

La reale alternativa dovrebbe essere costituita dalla previsione di forme universali di welfare che garantiscano l’autonomia sociale e la dignità degli individui, come il reddito di dignità recentemente proposto da Libera; un nuovo Statuto delle lavoratrici e dei lavoratori che restituisca dignità a chi lavora; e soprattutto un nuovo ciclo di politiche pubbliche, sul fronte della formazione, della ricerca e delle strategie industriali, che promuovano la trasformazione del sistema produttivo in direzione della giustizia ambientale e sociale. Un orizzonte di trasformazione che, tuttavia, è fuori dalla prospettiva di questo Governo che si conferma in continuità con i precedenti.

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