Sapere è potere, al via le scuole di formazione nazionali della Rete della Conoscenza

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formazione

Il 22 marzo a Bologna, al termine della Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime di mafia promossa da Libera, la Rete della Conoscenza organizza “Sapere è potere – Comprendere il mondo per trasformarlo”, un appuntamento nazionale nel quale centinaia di studentesse e studenti da tutta Italia si confronteranno in diverse discussioni tematiche, con il contributo di alcuni relatori esterni.

Sarà l’occasione per rinnovare l’impegno nella trasformazione dell’esistente dentro e fuori i luoghi della formazione, facendo i conti con la complessità della realtà e mettendo in pratica modalità diverse di formazione, circolare, partecipata, tra pari. Quello di Bologna vuole essere solo il primo appuntamento di un percorso che attraverserà, come ogni anno, anche Riot Village – desideri in movimento, il campeggio studentesco più grande d’Italia.

Saremo ad OZ dalle ore 10 in via Stalingrado 59 | FB | http://www.ozbologna.org/ 

Per iscriverti alle scuole di formazione , compila questo form!

Di seguito il programma della giornata e gli abstract dei gruppi:

Prima sessione (10-12.30)

[accordions style=”style-1″][accordion title=”Sociale&Politico” icon=”icon-list”]Movimenti, sindacato, politica: un inquadramento storico

Relatore: Francesco Garibaldo [/accordion]

[accordion title=”Welfare” icon=”icon-list”]Storia dei modelli di welfare

Relatore: Peppe Allegri – Quinto Stato[/accordion]

[accordion title=”Geopolitica” icon=”icon-list”]Ai confini dell’Europa: il Medio Oriente. Un’analisi storico-sociale

Relatore: Massimiliano Trentin – ricercatore UniBo[/accordion]

[accordion title=”Sostenibilità dell’organizzazione” icon=”icon-list”]Progettazione

Relatore interno

Fund raising

Relatore interno[/accordion]

[accordion title=”Ambiente e modello di sviluppo” icon=”icon-list”]Giustizia sociale e giustizia ambientale

Relatore: Pasquale Ricci – dottorando UniBa

Il gruppo “Giustizia sociale e giustizia ambientale” ha l’obiettivo di inquadrare alcune questioni cruciali: in che misura sussiste la correlazione tra la giustizia sociale e quella ambientale? Perché gli effetti dei cambiamenti climatici si abbattono con più forza sui Paesi più poveri e colpiscono principalmente le classi più deboli? In che misura la sperequazione nello sfruttamento e nell’utilizzo delle risorse alla base dell’attuale modello di sviluppo costituisce un ostacolo strutturale alla diminuzione delle diseguaglianze? Quali possono essere i significati attribuiti al concetto di sostenibilità? Da che prospettive è possibile leggere il quadro variegato dei conflitti territoriali?

L’obiettivo di fondo della discussione è quello di costruire un lessico comune per rafforzare l’analisi dell’organizzazione rispetto alle questioni dell’ambiente e dell’ecologia.

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[accordion title=”Genere/LGBTQI” icon=”icon-list”]Identità di genere, sessualità ed educazione: una ricostruzione storica

Relatrice: Paola Di Cori – UniUrb[/accordion]

[accordion title=”Saperi” icon=”icon-list”]Saperi versus capitalismo, capitalismo versus saperi

Relatori: Andrea Bagni – redazione Ecole,  Andrea Ranieri

Lo sviluppo storico del sistema capitalistico ha approfondito i legami con la sfera della conoscenza e della diffusione dei saperi. La Strategia di Lisbona dell’Unione Europea ha come suo obiettivo di cornice dichiarato quello di realizzare l’Economia della Conoscenza più dinamica e competitiva del pianeta: tale strategia comporta la definizione di priorità per gli investimenti nei più alti gradi di istruzione, così come su ricerca e innovazione. La premessa fondativa risiede nelle connessioni fra i saperi e i cambiamenti del sistema produttivo, nel quale capitale umano e conoscenza trovano sempre maggiore centralità nell’estrazione di valore.

Ciò che ci interessa indagare in questa sessione sono le contraddizioni che incontriamo in questo processo tanto a livello nazionale che su scala globale. Il nostro Paese, a causa di scelte politiche che hanno smantellato la formazione pubblica, risulta molto distante dagli obiettivi europei circa il tasso di laureati sul totale della popolazione (22,4% contro l’indicazione del 40%). Inoltre, occorre guardare alle trasformazioni del sistema produttivo non con uno sguardo apologetico che riscontra nell’evoluzione delle nuove tecnologie la liberazione del lavoro da alienazione e sfruttamento, ma con capacità di critica: la tesi del capitalismo cognitivo ribadisce la natura capitalistica e le forme di sussunzione che stanno dentro questo processo. Lo vediamo nei regimi di tutela della proprietà intellettuale, nella frammentazione e atipicità della gran parte del lavoro cognitivo, nella riduzione della conoscenza a bene escludibile, valutabile, mercificabile, quindi contro la natura stessa dei saperi.

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Seconda sessione (13.00-15.30)

[accordions style=”style-1″][accordion title=”Sociale&Politico” icon=”icon-list”]Politica e società: tra solidarietà e resistenza

Relatore: Mauro Boarelli – storico

A partire dall’inquadramento storico più generale, condotto nel corso della prima sessione, questo gruppo orienta la propria riflessione a partire dal pensiero di Pino Ferraris, partendo dunque dal riconoscimento della dimensione intrinsecamente sociale dell’esperienza storica della sinistra.

Ricostruire un equilibrio e una tensione produttiva tra solidarietà – associazionismo per – e resistenza – associazionismo contro –, tra l’autonomia territoriale e la dimensione nazionale ed europea, significa provare a ragionare dell’azione politica dentro e non sopra la società, di una politica che fa società, che promuova il “far da sé solidale”, interpretando il proprio obiettivo non semplicemente come conquista del comando ma anche come resistenza al comando e come strumento di distribuzione del potere.

Su queste e su altre importanti tracce disegnate dal pensiero di Pino Ferraris si concentrerà la riflessione di questo gruppo.

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[accordion title=”Welfare” icon=”icon-list”]Modelli di welfare e reddito per modelli di formazione e lavoro

Relatore: Peppe Allegri – Quinto Stato[/accordion]

[accordion title=”Geopolitica” icon=”icon-list”]Ai confini dell’Europa: il Medio Oriente. Un’analisi storico-sociale (continua)

Relatore: Massimiliano Trentin – ricercatore UniBo[/accordion]

[accordion title=”Sostenibilità dell’organizzazione” icon=”icon-list”]Gestione integrata per la sostenibilità

Relatore interno[/accordion]

[accordion title=”Ambiente e modello di sviluppo” icon=”icon-list”]Il conflitto tra capitale e ambiente

Relatore: Marino Ruzzenenti

In questo gruppo l’intento è di indagare il conflitto tra capitale e ambiente, quindi tra lo sviluppo economico capitalista e lo sfruttamento delle risorse ambientali e del territorio, anche alla luce del conflitto tra capitale e lavoro e dello slittamento, operato spesso ‘dall’alto’, sul piano della contrapposizione tra lavoro e ambiente. In quest’ottica risulta utile inquadrare anche le forme di risposta che si producono a livello territoriale, nelle molteplici e diverse esperienze di organizzazione delle lotte ambientali. La dimensione territoriale di tali lotte determina al tempo stesso limiti e opportunità nella possibilità di costruire continuità e nella capacità di connessione con un piano più generale di critica e di costruzione dell’alternativa all’attuale modello di sviluppo. Questi temi saranno esplorati anche per mezzo del racconto di alcune esperienze esemplari.[/accordion]

[accordion title=”Genere/LGBTQI” icon=”icon-list”]Identità di genere, sessualità ed educazione: quali pratiche di soggettivazione nelle relazioni e nel mondo dell’istruzione?

Relatore: Lorenzo Gasparrini – ricercatore in Estetica e attivista antisessista[/accordion]

[accordion title=”Saperi” icon=”icon-list”]Proprietà intellettuale e open access

Relatori: Andrea Claudi – ADI, Roberto Caso – UniTn

La tutela della proprietà intellettuale affonda le proprie radici nella storia della società europea, a partire dal diritto alla titolarità di un’invenzione in Età Moderna e dalla centralità che ha assunto nell’epoca della Rivoluzione Industriale per l’accaparramento del monopolio del relativo mercato. Progressivamente, il conceto di proprietà intellettuale si è esteso da scoperte scientifiche e innovazioni tecnologiche a tutta la produzione immateriale (scientifica, letteraria, culturale e artistica). Oggi siamo di fronte a un modello di prprietà intellettuale maturo e coerente con una forma cognitiva del capitalismo che poggia in maniera decisiva i processi di accumulazione e valorizzazione su saperi e componente immateriale della produzione: quali conseguenze si determinano sul libero accesso alla conoscenza?

Il dispositivo del copyright e i meccanismi della Siae incidono materialmente sulla realtà quotidiana, determinando gravi ipoteche su accesso alla cultura e ai prodotti della ricerca: per fare un esempio che riguarda il nostro sistema accademico, dino al 2003 le fotocopie per didattica e ricerca erano gratuite, mentre oggi gli atenei devono versare alla Siae una quota forfettaria basata sul numero di studenti iscritti. Milioni di euro ogni anno, ma gli autori vedono le briciole mentre le gabelle del diritto d’autore affossano i nostri studi. La ricerca dei nostri dipartimenti, inoltre, conosce ostacoli rilevanti alla libera circolazione e alla riproducibilità dei prodotti scientifici, spesso a causa dell’oligopolio riservato a grandi case editrici sulla loro distribuzione commerciale. Come ripensare i dispositivi di tutela del diritto d’autore, coniugando la tutela dei diritti di chi contribuisce alla costruzione della conoscenza e di saperi con la libera circolazione di una ricchezza che è sempre un prodotto collettivo?

La valutazione come dispositivo

Relatori: Valeria Pinto – UniNa, Marco Viola – Roars

Le politiche su scuola, università e mondo del lavoro hanno come riferimento incessante il paradigma ideologico della meritocrazia, indicata spesso come base materiale della stessa democrazia. Lo schema retorico prevede che in una società giusta si premi il merito di chi riesce ad esprimere una compiuta realizzazione nel proprio settore o nel proprio ambito di competenza: per favorire lo sviluppo di una società efficiente, all’interno della quale competenze e capacità possano dispiegarsi al meglio nell’interesse collettivo, tali realizzazioni devono essere adeguatamente remunerate, stabilendo su base selettiva l’allocamento delle risorse. L’affermazione di questo modello è palesemente percepibile nei criteri di riparto dei finanziamenti pubblici agli atenei statali e nella riforma degli scatti stipendiali dei docenti scolastici nel progetto del Governo Renzi, ma è riscontrabile allo stesso modo nella definizione del salario nella produzione industriale (nel sistema Toyota solo un terzo della busta paga era assicurato mensilmente secondo il contatto).

Diventa prioritario indagare le contraddizioni fra i concetti di meritocrazia e di democrazia: anche etimologicamente, nelle due parole la distribuzione del potere e delle possibilità si concretizza in forme diverse e inconciliabili. Il dispositivo della valutazione mette in pratica l’allocazione selettiva e premiale delle risorse in basi a criteri quantitativi volti a misurare efficienza e produttività: è un metodo che per caratteristiche intrinseche non può e non vuole determinare un’equa distribuzione delle competenze e dei meriti, anzi si presta alla conservazione se non all’inasprimento delle disugualianze. Quali sono oggi i meccanismi che determinano una valutazione di stampo punitivo sui mondi della formazione e della ricerca? Quali trasformazioni produce questo dispositivo nell’immediato e nel lungo termine?

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