[Genova] Sotto il fango della città un modello di sviluppo sbagliato

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genovaIl 9 ottobre scorso un’alluvione di proporzioni disastrose ha colpito Genova, un muro d’acqua si è abbattuto sulla città provocando ingenti danni e la morte di un infermiere di 57 anni. Questo è successo a quasi 3 anni da quell’alluvione che di morti ne fece 6 e causò danni pressoché simili.

In questi giorni il dibattito pubblico intorno ai fatti di Genova si è molto concentrato su chi abbia avuto le responsabilità di questa tragedia, sui ritardi nel dare l’allerta meteo emanata dopo l’esondazione del fiume, sui soccorsi troppo spesso carenti e affidati quasi totalmente al volontariato.

In questi giorni le studentesse e gli studenti di Genova hanno saputo mettere in campo una mobilitazione di vaste proporzioni nelle zone coinvolte dal nubifragio portando un aiuto concreto, lavorando con gli abitanti dei quartieri a liberare i primi piani delle case e i negozi. Tutto ciò è stato fatto senza un minimo aiuto da parte delle istituzioni, anzi spesso sono stati osteggiati dalle stesse come dimostrato dalle frequenti tensioni che si sono sviluppate nei giorni scorsi tra le forze dell’ordine e gli abitanti del quartiere conclusasi con l’allucinante intervento della celere armata di scudi caschi e manganelli.

Parlando dell’alluvione di Genova però non si può non analizzare la situazione del territorio. La Liguria è un territorio devastato da anni di politiche ambientali folli che non hanno fatto altro che cementificare ulteriormente la città, basti pensare allo scorso piano urbanistico comunale che non stanziava un euro per la risoluzione del dissesto idrogeologico. Al contrario l’amministrazione comunale genovese si è sentita in dovere di dare il via ai cantieri del Terzo Valico, che sono corresponsabili dell’allagamento del quartiere di Trasta a causa del disboscamento in atto, investendo 6,2 miliardi di euro in questa grande opera inutile e dannosa per il territorio.

Ma non solo a livello regionale e comunale si sono visti investimenti miopi e dannosi, che non hanno considerato minimamente la necessità del nostro territorio di piccole opere che possano ridurre il rischio idrogeologico, come la pulizia dei letti dei fiumi o il il rifacimento degli argini e il rimboschimento. Anzi, con il decreto Sblocca Italia approvato il 12 settembre si è vista una direzione precisa del Governo rispetto alla tematica ambientale: solamente 110 milioni per la riqualificazione territoriale e 10 miliardi per le grandi opere. Più che un decreto sblocca Italia si dovrebbe parlare di un decreto distruggi Italia.

Per questo il 18 ottobre a Genova gli studenti e tutta la cittadinanza scenderà in piazza richiedendo un’assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni su questa tragedia, ma non solo: richiederemo un immediato intervento sui nostri territori per fare in modo che ogni 3 anni non ci si ritrovi nelle vie di Marassi, Molassana, Staglieno con una pala in mano per spalare il fango dell’alta velocità e per commemorare l’ennesima vittima della devastazione ambientale. In quella piazza chiederemo che quei 6,2 miliardi investiti per il III Valico siano dirottati su piccole opere e che venga rotto il patto di stabilità per permettere la ricostruzione della nostra città! Perché finché continueremo ad avere un modello di sviluppo che prevede solo cementificazione, grandi opere e crescita infinita nel nostro futuro non si prospettano altro che tragedie. Parlare di un nuovo modello di sviluppo significa parlare non solo di un legame diverso con ambiente e territorio ma significa anche condurre una battaglia nodale sulla democrazie e sulla giustizia sociale!

Unione degli Studenti Genova

La solidarietà degli studenti in piazza il #10o alla cittadinanza genovese

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