Numero chiuso, test d’azzardo: il nostro futuro è una questione di diritti, non di fortuna!

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    numerochiusoneutroDomani con le prove per le professioni sanitarie inizia la prima settimana dei test d’ingresso all’università. 20 giorni che vedranno coinvolti diverse migliaia di studenti in un sistema che minaccia sempre più pesantemente il carattere pubblico dell’università.

    Sono 85.000 gli aspiranti e le aspiranti per le facoltà di Fisioterapia, Logopedia Infermieristica e le professioni sanitarie in generale. I posti disponibili invece sono poco più di 25.000. Ci chiediamo, per l’ennesimo anno, se esistono ragioni politicamente credibili per escludere più di 60.000 studenti dai corsi di laurea scelti. La bufala del merito e la volontà  di continuare sulla strada del definanziamento dell’università pubblica non possono giustificare l’azzardo che i test rappresentano per tutte e tutti. Non si può precludere così, con prove arbitrarie e dannose, estese a molto più della metà dei corsi di laurea, la scelta del proprio percorso universitario a migliaia di studenti e studentesse.

    La ministra Giannini sembra voler continuare a strumentalizzare il tema della riforma del numero chiuso per gestire politicismi ed equilibri di palazzo, quando servirebbe affrontare immediatamente e con lucidità e franchezza i problemi strutturali che ci sono. Crediamo infatti che il numero spropositato di studenti annualmente coinvolti nei test rispetto alla scarsità di risorse e posti disponibili negli atenei,  rappresenti un problema politico che grida vendetta,e ciò vale sia per i numeri chiusi nazionali come medicina che per quelli programmati a livello locale. Per questi motivi saremo, a partire da domani e lungo tutto il periodo dei test, presenti negli atenei che ospitano le prove, con volantinaggi e azioni, vogliamo denunciare un sistema che non funziona e che è anzi dannoso per il Paese.

    Dalle scuole e dalle università le voci di protesta che rivendicano il libero accesso all’università e alla cultura sono tante e la ministra non può eluderle. Convochi subito il tavolo nazionale di confronto e si avvii un ripensamento radicale delle politiche del governo in materia d’istruzione: ne va del diritto allo studio e al futuro delle studentesse e degli studenti ma anche del modello di crescita dell’Italia tutta.

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