1° maggio: il nostro futuro non si chiama Jobs Act! Verso #17M e #11L

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Il Primo Maggio per gli studenti e i giovani del Paese non è la festa del lavoro ma una data importante di mobilitazione contro la precarietà e le politiche che la alimentano.  Abbiamo segnalato le agenzie interinali, i centri per l’impiego a  Roma, Bologna, Torino, Trieste e in diverse città d’Italia. Siamo al concertone di Roma ma anche a Taranto, in una delle città simbolo delle scelte suicide in materia di lavoro e politiche industriali di questi anni. Nel pomeriggio saremo ancora a Genova e in altre città con delle azioni e attraverseremo a Milano il corteo della May Day per smascherare e contestare ciò che si nasconde dietro Expo2015, ossia lavoro precario e speculazione sui territori.

Abbiamo scelto questi luoghi, attraversati ogni giorno da migliaia di precare e precari alla ricerca di una vita degna, per dire in maniera chiara che il nostro futuro non si chiama Jobs Act (che abbiamo analizzato qui e qui). La strada dell’aumento della precarietà e dello svilimento del valore della formazione è quella che ci ha portato alla crisi economica, e la ricetta fallimentare viene oggi confermata nella speranza che maggiore flessibilità determini maggiore occupazione. Una previsione smentita perlomeno dagli ultimi dieci anni di rilevazioni statistiche nel nostro Paese, e non solo.

Al Ministero dello Sviluppo Economico e al Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, così come nello spezzone studentesco al corteo di Torino e oggi abbiamo esposto uno striscione che vuole essere un auspicio per questa giornata di festa, ma soprattutto un programma chiaro oltre questo primo maggio. Pretendiamo un’Europa libera dall’austerity, dove i saperi, i diritti e il lavoro siano per tutte e tutti e non per pochi. Costruire le larghe intese precarie, infatti, significa rispondere nel migliore dei modi alla frammentazione non solo del mercato del lavoro, ma di tutta la società e, in definitiva, delle nostre esistenze. Lo sguardo è rivolto al 17 maggio, data nella quale a Roma si svolgerà una manifestazione nazionale contro austerità e privatizzazioni, e all’11 luglio, data nella quale a Torino si svolgerà il Summit europeo sulla disoccupazione giovanile, il primo del Semestre italiano di presidenza del Consiglio dell’Unione Europea.

La costruzione di un Semestre sociale di mobilitazione e partecipazione non può infatti che passare per un ribaltamento del vertice, ovvero per un rovesciamento della governance che ha prodotto la crisi e le misure di austerità attraverso una presa di parola collettiva di chi vive ogni giorno la precarietà come dimensione esistenziale, dai soggetti in formazione ai lavoratori dipendenti e autonomi. Costruire l’alternativa al Summit non significa quindi riprodurre una contrapposizione speculare, ma attivare processi di coinvolgimento ampio, di attivazione sociale e di partecipazione democratica.

Il nostro Primo Maggio di lotta vuole parlare al futuro: le nostre vite ci aspettano fuori dalla precarietà e sono tutte da conquistare.

 

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