Paga per studiare: in Usa è scoppiata la bolla dei prestiti agli studenti

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    studentidebtPubblichiamo un articolo di Roberto Ciccarelli per Il Manifesto

    Vuoi soldi in pre­stito dal governo? Non essere uno stu­dente, sii una banca». La pro­vo­ca­zione è venuta da una sena­trice ame­ri­cana che nell’autunno del 2013 com­men­tava sul pro­prio sito un’incredibile notizia.

    Con 864 miliardi dol­lari in pre­stiti fede­rali e 150 miliardi di dol­lari in pre­stiti pri­vati, i debiti degli stu­denti Usa supe­rano oggi 1 tri­lione di dol­lari. Gli stu­denti lau­reati, ma sem­pre più pre­cari o disoc­cu­pati, non rie­scono a ripa­gare i debiti. A meno di 30 anni esi­ste oggi una gene­ra­zione fal­lita, o meglio in baca­rotta. Come un’azienda, oppure una banca: Leh­mann Bro­thers, per fare un esem­pio. Tren­ta­sette milioni di per­sone, con una lau­rea o un diploma, non rie­scono a ripa­gare i debiti più gli inte­ressi che hanno dovuto con­trarre con auto­rità fede­rali o con enti spe­cia­liz­zati per pagare un’istruzione che nel mondo anglo­sas­sone (Canada, come in Inghil­terra) si paga.

    Secondo la Fede­ral Reserve Bank di New York, il debito stu­den­te­sco, a par­tire dal primo tri­me­stre 2012, il saldo medio dei pre­stiti agli stu­denti di tutte le età era di 24.301 dol­lari. Circa un quarto dei mutua­tari devono più di 28 mila dol­lari, il 10 % deve più di 54 mila euro, il 3 % più di 100 mila dol­lari, 167 mila per­sone devono più di 200 mila dol­lari. Su 37 milioni di gio­vani debi­tori, il 14 %, circa 5,4 milioni under 30 hanno in pas­sato chie­sto un pre­stito per pagarsi gli studi.

    Per ogni stu­dente che non rie­sce a ripa­gare il debito, e dichiara fal­li­mento, almeno altri due debi­tori diven­tano delin­quenti. Hanno cioè perso tutto quello che ave­vano e, per soprav­vi­vere, sono costretti a diven­tare cri­mi­nali. Que­sta realtà non riguarda solo i neo-laureati, ma tutte le gene­ra­zioni che con­du­cono una vita osses­sio­nata dall’idea di ripa­gare i debiti for­ma­tivi. Tra i 30 e i 39enni sono più di dieci milioni, 5,7 milioni tra i 40-49enni, 2,2 milioni sono gli ultra 60enni. Come effetto dell’esplosione della bolla finan­zia­ria dei sub­prime, nel 2010 il debito degli stu­denti ha supe­rato quello delle carte di credito.

    Nel 2011 ha supe­rato quello dei pre­stiti richie­sti per acqui­stare un’automobile. Insieme alla nuova bolla finan­zia­ria dei buoni del Tesoro – qual­cuno l’ha defi­nita la bolla più grande della sto­ria eco­no­mica – potrebbe scop­piare anche quella del debito stu­den­te­sco che cre­sce 3 mila dol­lari al secondo.

    Que­sto sce­na­rio tra­duce la vita al tempo degli uomini inde­bi­tati e rap­pre­senta la «nor­ma­lità» del capi­ta­li­smo finan­zia­rio. Vuoi diven­tare ceto medio? Quindi devi stu­diare. Ma se vuoi stu­diare, devi pagarti un’istruzione di qua­lità con migliaia di dol­lari (spesso cen­ti­naia). La tua fami­glia non ha soldi in banca e, dopo avere fatto i conti sul tavolo della cucina, si rivolge ad una banca. Si inde­bita, tu dovrai ripa­gare il debito con il lavoro. Ma come fai se sei pre­ca­rio, inter­mit­tente, povero?

    Que­sto è il para­dosso in cui vive da più di un decen­nio l’ex classe media, oggi diven­tata «classe peri­co­losa». Nell’ultimo quin­quen­nio gli stu­denti Usa (inglesi e giap­po­nesi) non sono rima­sti a guar­dare. Nume­rose sono state le cam­pa­gne di contro-informazione: «Occupy Stu­dent Debt» ha creato una piat­ta­forma per rac­con­tare que­sti orrori, seguito da orga­niz­za­zioni come «Rebuild the Dream», «Edu­ca­tion Trust», «Young Invin­ci­bles». Il pre­si­dente Obama ha appro­vato il pro­gramma «Pay as You Earn» che dilata i tempi dei paga­menti dei debi­tori. La peti­zione «Sup­port the Stu­dent Loan For­gi­ve­ness Act» ha chie­sto invece la can­cel­la­zione dei debiti.

    Ma i debiti, oggi, ven­gono rimessi solo alle ban­che. Non agli stu­denti. La vita con­ti­nua. In attesa del com­mis­sa­rio liqui­da­tore o di Equitalia.

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