Ricordiamo Rosario Bentivegna, comandante partigiano

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    In un Paese in guerra, occupato e depredato, decidere di stare dalla parte della democrazia, della libertà, e della lotta per essa, non è facile.
    Il 2 aprile è venuto a mancare Rosario Bentivegna, classe 1922, combattente per la libertà a Roma, e poi in Jugoslavia.
    Il compagno “Paolo” (nome di battaglia scelto da Bentivegna durante la Resistenza) è senza dubbio esempio della scelta, fatta da migliaia di studenti e studentesse, di fare propri i valori dell’antifascismo e lottare per liberare l’Italia dall’occupazione nazista, e poi per difendere quei valori continuamente attaccati del Revisionismo.
    Membro dei GAP (Gruppi di Azione Patriottica), fu protagonista di una delle azioni partigiane più famose della Resistenza, dell’attacco di via Rasella al reparto SS-Polizeiregiment Bozen, a cui seguì l’eccidio delle Fosse Ardeatine. Per molto tempo dovette difendersi dalle accuse infamanti riguardanti le conseguenze di quell’attentato.

    La figura di Rosario Bentivegna deve essere un esempio per tutte le studentesse e gli studenti che si riconoscono nei valori dell’Antifascismo. Per tutto il dopoguerra “Paolo” ha portato avanti la sua azione, incarnando e trasmettendo la Memoria Storica di quei fatti con lucidità unica fino agli ultimi momenti della sua vita.

    Nel libro presentato un anno fa, “Senza fare di necessità virtù”, troviamo una testimonianza unica della storia della Resistenza e dell’Antifascismo in Italia; un patrimonio da consultare e tenere sempre in mente per chi vuole continuare il lavoro politico che Rosario Bentivegna, e con egli tutti coloro che hanno partecipato alla Resistenza, hanno effettuato non solo combattendo, ma anche portando quel messaggio durante tutto l’arco della propria vita.

    Senza dubbio questo lutto ci insegna che è necessario ripartire da chi ancora può testimoniare atti e momenti, luoghi e personaggi, che hanno avuto un ruolo all’interno della lotta di Liberazione in Italia. 
    L’Antifascismo oggi deve ripartire da ciò: dalla Memoria, dalla testimonianza, dagli insegnamenti di chi ha lottato per un ideale e lo ha difeso sempre e comunque, fiero delle proprie azioni. 

    Con il Compagno “Paolo” se ne va un pezzo di storia, della storia del nostro Paese e di chi ha contribuito a costruirne le basi democratiche e antifasciste. 
    Dovere “nostro”, dei giovani che popolano i luoghi della formazione, è fare in modo che questi valori non scompaiano mai. Solamente in questo modo la minaccia neofascista, anche nel suo aspetto più populista, può essere debellata.

    Grazie compagno “Paolo”.

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