Gli studenti torinesi per una vera città universitaria

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Pubblichiamo di seguito la lettera inviata dagli Studenti Indipendenti al Sindaco di Torino Piero Fassino e all’Assessore Maria Grazia Pellerino.

 

Gentili sindaco Fassino e assessore Pellerino,
è con con costernazione che siamo qui a scrivervi questa lettera in risposta alla vostra odierna in cui esprimete preoccupazione per la questione del Diritto allo Studio in Piemonte. Siamo felici di questa improvvisa presa di coscienza, anche se ci preme farvi notare da quanto tempo gli studenti e i borsisti che vivono in questa regione, e che voi pretendete essere parte di una grande comunità (“Torino città universitaria” appunto), strepitano per ricordarvelo: quando a dicembre, venimmo a chiederle, sindaco, durante l’incontro con i Magnifici Rettori, il presidente della Regione Cota e il presidente della Provincia Saitta, di intervenire in merito alla questione, ci venne risposto qualcosa che a distanza di tempo ci suona più come un “i soldi si trovano, andate.” A novembre aveva detto che, di certo, non si poteva tagliare sulle borse di studio. Ora finalmente fa un passo deciso, prende una posizione: purtroppo, tuttavia, si limita a chiedere ad altri- regione, provincia, atenei, fondazioni private e imprese- una chiara politica per sanare la situazione del diritto allo studio in Piemonte. A questo punto, vorremmo chiedere: qual è il reale apporto che il comune sta offrendo per la soluzione della vicenda? C’è un effettivo interessamento oltre a quest’insipido articolo?
Perché, sindaco, la situazione è critica e questo, come lei stesso saprà, non volge di certo a favore della città nè tantomeno a favore dei due Atenei cittadini. La invitiamo personalmente a provare questo gioco: prenda la classifica dei mega atenei(superiori a 40.000 iscritti) elaborata dal Censis (http://universando.com/Classifica_universita.htm )e immagini al minimo il voto dell’università di Torino e del Politecnico; veda a che punto i nostri Atenei si posizionerebbero in quel caso. Per di più, consideri che l’internazionalizzazione del Politecnico e la sua capacità attrattiva dalle altre regioni subirebbe un grave contraccolpo in presenza di una così drammatica situazione del DSU: non vorrà mica doversi rimangiare la sua esultanza del luglio scorso, quando il Politecnico passò in testa nella classifica nazionale? (http://torino.repubblica.it/cronaca/2011/07/19/news/il_poli_diventato_leader_grazie_al_gioco_di_squadra-19302041/ )

Come, immaginiamo, non vorrete rimangiarvi la vostra campagna elettorale anche su questo punto, visto che, negli ultimi mesi, la città, certo come tutta la nazione e buona parte del primo mondo, non se la sta passando così’ bene ed è quanto di più lontano possiamo immaginare da una vera Capitale. Come capitale del lavoro, le notizie sul fronte Fiat non sono certo delle più rassicuranti, dopo la boutade di Marchionne di fine anno sulla scarsa necessità di rimanere in Italia e le politiche sempre più antidemocratiche nello stabilimento di Mirafiori.
Torino non potrà nemmeno mai aspirare a diventare capitale delle donne, quando c’è una delibera pericolosa come quella emessa dalla giunta Cota, e sottoscritta da lei, sindaco, in merito alla presenza del Movimento per la Vita all’interno dei consultori, che si trasformano così da luoghi di tutela della salute della donna a luoghi di preparazione della coppia al matrimonio e di tutela della vita dal suo concepimento. Per questa aberrazione, per giunta, sono stati trovati 3 milioni nel bilancio regionale, con buona pace dei borsisti idonei e delle vostre buone intenzione(così vogliamo credere).
Una capitale della Cultura, in cui il Museo diffuso della Resistenza è a rischio chiusura e a malapena è partito il treno della memoria, risulta davvero poco credibile.
Quindi arriviamo alla chiusura del cerchio: Torino capitale dei Giovani. Torino città Universitaria.
Quello che scrivete nel programma è davvero lontano da ciò che si sta verificando, come la valorizzazione degli stranieri e degli studenti provenienti da altre regioni che auspicate riguarda sempre più un passato glorioso e si distanzia notevolmente dalle vergognose dichiarazioni del presidente Cota, che si interroga con miopia sul ritorno per le nostre imprese delle borse di studio agli studenti cinesi. Ribadiamo a questo punto l’estrema necessità di un intervento diretto del Comune e degli altri enti, a partire innanzitutto dalla Regione, che dovrebbe rivedere notevolmente i suoi criteri di spartizione del bilancio(pensiamo al grande grattacielo in costruzione, per dirne una).

Da ultimo, vogliamo ricordarvi che il diritto allo studio è un diritto e non una concessione. Ci preme ancora una volta dirvi che i prestiti d’onore sono un sistema già altrove fallimentare e il Piemonte non dovrebbe, come mesi fa voi stessi paventavate, farsi carico di un sistema di sperimentazione di questa fatiscente “modalità” di “diritto allo studio”, che consiste né più né meno che nel vendere agli studenti i loro diritti. Non sarà un modo di responsabilizzarci e di incentivare il merito, tutt’altro: sarà una spada di Damocle sulla vita degli studenti che si troveranno sempre meno invogliati a intraprendere un percorso di studi universitario, che andrebbe di fatto a diventare un privilegio delle classi più abbienti. Allo stesso modo, la invitiamo, sindaco, a porre particolare attenzione al significato di meritocrazia, parola di cui già più volte si è riempito la bocca. Senza diritto allo studio non vi può essere meritocrazia; senza dare a tutti la possibilità di accedere agli studi non si può chiedere risultati migliori agli studenti. Senza studenti, la città regredisce. Senza un sistema di welfare studentesco, in sintesi, non c’è merito, non c’è ricerca, non c’è sviluppo.

Per questo la invitiamo a prendersi le sue responsabilità in quanto sindaco di Torino, non solo rilasciando dichiarazioni di intenti come ha fatto fino ad ora, ma adoperandosi in nome della garanzia del diritto allo studio, in prima istanza con una presa di posizione netta, che ricordi alla giunta Cota le sue responsabilità.La invitiamo inoltre sindaco, a rivedere le sue critiche a riguardo dei sistemi di erogazioni delle borse: nonostante la propaganda del presidente della regione Cota e dell’assessore Maccanti, che giustificano (a posteriori) il taglio dei fondi per le borse come uno sperpero di soldi a studenti non meritevoli, EDiSU ha da sempre posto dei seri controlli sui risultati degli studenti borsisti, cessando di erogare borse ai fuori corso o coloro che non hanno mantenuto una media sufficientemente alta.
Auspichiamo quindi una sua presa di posizione netta contro lo strumento dei “prestiti d’onore”, che negli USA non solo ha ipotecato il futuro di un’intera generazione di studenti, ma rischia di causare l’esplosione di una bolla finanziaria paragonabile a quella che ha innescato la presente crisi. Il prestito d’onore non può rappresentare una alternativa all’attuale sistema di diritto allo studio, costituendo un passo nella direzione opposta, quella della privatizzazione e della mercificazione del sapere.
Dice di non poter nascondere la sua preoccupazione: ci aspettiamo dunque un segno concreto del suo interessamento alla vicenda della mancata erogazione della maggior parte delle borse di studio e Ci auguriamo infine che le sue parole, espresse già più volte, in merito al diritto allo studio si concretizzino il più presto possibile e che sia consapevole del fatto che, se questo non accadrà, le circostanze attuali e future del diritto allo studio non saranno responsabilità solo della giunta regionale, ma di tutte quelle persone che fino ad ora hanno ricoperto un ruolo istituzionale senza dare una risposta concreta agli studenti e le studentesse.
Una città come Torino senza un vero welfare studentesco, senza EDISU, non potrà mai ritenersi universitaria.

Torino, 28 Gennaio 2012
Studenti Indipendenti

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