Stop SOPA e PIPA: perché lottare per un sapere libero

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    In questi giorni è acceso il dibattito sulla libertà di informazione, sulla libera circolazione delle notizie e sulla tutela della libertà digitale. Il 20 Gennaio ultimo scorso, la ragguardevole cifra di 18 milioni di americani ha chiamato i loro rappresentanti in seno al Congresso per comunicare quanto ritenessero che i provvedimenti SOPA (Stop Online Piracy Act) e PIPA (Protect IP Act) fossero un attacco indiscriminato, violento, pericoloso e criminale, benchè legalizzato, alla libertà di pensiero, di parola, di comunicazione via web.

     

     

    Il clima, specialmente in Italia, è tale che ormai sempre più persone si affidano a internet e blog di informazione “non manipolata” per apprendere notizie e poter sviluppare punti di vista critici. Nel nostro paese, in particolare, la situazione è diventata paradossale ed ha davvero del ridicolo: se dieci anni fa si comprava il giornale per provare ad acquisire dati, altrimenti irreperibili per i non addetti ai lavori, e provare a sviluppare uno spirito critico nei confronti della realtà circostante, oggi siamo effettivamente alle strette di un sistema monopolizzato da poteri che condizionano perfino la terminologia da utilizzare, col risultato che comprare un giornale, o sintonizzarsi su una rete televisiva o un’emittente radiofonica, oggi significa aver già scelto a priori di quale opinione preconfezionata godere l’enunciazione.

     

    Su queste basi e con questi presupposti, la discussione oggi si articola in maiera sempre più marcata non soltanto nel mondo della legalità ma anche della illegalità.

     

    Sono milioni gli utenti che, nel mondo, utilizzavano il sito MEGAUPLOAD come tramite di file sharing. Ed è proprio sulla natura dei file in questione che questi provvedimenti si scagliano con violenza. L’FBI, nei giorni passati, ha chiuso il sito in questione ma la risposta della comunità virtuale non si è fata attendere. Un potentissimo attacco Hacker, sferrato da un gruppo che si  dato il nome di “Anonymous”, ha intaccato la sicurezza del sito della Casa Bianca, dopo aver fatto breccia nei sistemi della stessa FBI e del Dipartimento di Giustizia. Nell’occhio del ciclone di questo assalto anche Universal Music Group, RIAA and Motion Picture Association of America.

     

    Alcuni dei punti chiave della proposte di legge in oggetto sono parte del solito gruppetto di provvedimenti già paventato più volte: schedatura degli IP, blocco e schedatura del DNS, oscuramento dei siti che pubblicano file protetti da diritto d’autore, revoca della licenza ai provider che non effettuano controlli sul traffico a pacchetto, denunce e multe per tutti gli utenti che accedono a questi file sono misure delle quali si parla da tempo, e non certo soltanto in Italia.

     

    A completare questo quadro, non certo rassicurante di suo, però, il leghista Giovanni Fava ha deciso di proporre una sua versione del testo SOPA che appare ancora più restrittiva. Tra le altre cose, egli pretenderebbe che l’obbligo di rimozione dei contenuti che violino le leggi vigenti tocchi a tutti i fornitori di hosting anche solo se precedentemente informati “dai titolari dei diritti violati dall’attività o dall’informazione, anche in relazione ad attività o a informazioni illecite precedentemente memorizzate dal prestatore a richiesta dello stesso o di altri destinatari del servizio”.ategoria delle “opere di ingegno”. E fosse tutto qui, in realtà, nessuno avrebbe nulla da ridire, d’altronde un artista deve pur mangiare del mestiere che fa.

     

    La rete, però, non è proprio allo scuro del fato che dietro Lamar S. Smith, promotore del disegno di legge SOPA, non c’è soltanto una folta schiera di elettori preoccupati della possibile indigenza in cui verserebbero gli autori se non fosse garantito loro un equo compenso ma bensì un sistema molto più grande. Fatto di major dscografiche, che dalla vendita di un singolo CD traggono più dell’80% del ricavo, case di produzioni cinematografiche, che godono di fatturati a diversi zeri, ed una serie di aziende, prima tra tutte la Sony, che nel corso del tempo hanno provato disperatamente a rimontare l’ondata di pirateria informatica che mina ai loro guadagni.

     

    In questa guerra che si fa sempre più aspra, però, non sono assenti alcune incongruenze. Se internet ad alta velocità rappresenta una chiara opportunità per l’intero pianeta, resta il dubbio che la vendita a prezzi bassissimi dell’accesos ad internet, di supporti di memoria dedicati e di apparati di scrittura ad hoc sia un amo al quale abboccare sia facilissimo. Un po’ come dire che comprare una supercar e non sfrecciare a 300 km/h è un’incongruenza non da poco.

     

    In questo pamorama, a fronte di queste esigenze, esiste, fortunatamente, un sistema di tutele che prevede la possibiltà per gli autori di non sottotare al ricatto del contratto di una major ma i poter creare la propria opera scegliendo quali diritti riservarsi. La formula “tutti i diritti riservati” non è soltanto vetusta ma non tutela in effetti che crea, in quanto, con il contratto sottoscritto con la grande distribuzione o la grande firma, l’autore in effetti quei diritti li alinea in favore d’un compenso che tutto fa meno che remunerare gli sforzi effettivi.

     

    Ed ecco dunque che tipi di licenze alternativi, del tipo “share as it is” o “non-commercial use” paiono rappresentare la via d’uscita per un sistema che da un lato non è in grado di tutelare neanche la legislazione che ha istituito, ed è costretto ad inventare misure sempre più repressive rendendo internet un posto peggiore, e dall’altro non stimola ed incentiva chi ha un’idea nuova e la vuol proporre.

     

    Le licenze Creative Commons, in questo senso, rappresentano un’istituzione salvifica e decisamente rivoluzionaria, che porta una vera e propria boccata d’ossigeno in un sistema che annaspa sempre più nella sua stessa incapacità a reinventarsi o produrre nuove reali opportunità.

     

    In questo senso, le licenze Creative Commons, da un lato, e l’intera comunità Open Source (della quale sono degni esponenti i progetti software come linux, LibreOffice, Mozilla), rappresentano una rale alternativa a questa giungla, questa si, di lacci e lacciuoli che diventa sempre più farsesca e inconsistente. Perchè è dalla diffusione della conoscenza e della libertà di accesso ai saperi che si genera emancipazione per il singolo e conseguentemente benessere per la società tutta!

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