No alla legge della giungla, no all’abolizione del valore del titolo di studi

    0 Flares 0 Flares ×
    Tweet about this on Twitter0Share on Facebook0Google+0Email to someone

    Nella conferenza stampa al termine dell’ultimo consiglio dei ministri, Mario Monti aveva dichiarato: “Laddove possibile proseguiamo in continuità con il passato governo, è il caso del ministero dell’Istruzione, dato che l’atto approvato oggi su proposta del ministro Profumo è pienamente in linea con quanto realizzato dal suo predecessore, il ministro Gelmini”

    In realtà sembra non esserci solo continuità. L’attuale governo, aldilà dello stile e della politica di continui annunci del ministro Profumo, rischia di essere ben più aggressivo nei confronti del sistema pubblico di formazione.

    Senza dubbio l’inquilino di Viale Trastevere non è più un’incompetente in grado di pensare esista un tunnel per neutrini tra il Gran Sasso e Ginevra; ma il ministro Gelmini mai aveva veramente provato a rendere concreto uno dei principali cavalli di battaglia di Confindustria e di alcuni presunti intellettuali del Corsera: l’abolizione del valore legale del titolo di studi.

    Il Corsera e il Fatto Quotidiano di oggi riportano la notizia. Se n’era parlato già nello scorso consiglio dei ministri, decidendo di rinviare il tema alla prossima riunione, prevista per venerdì 27, nella quale, con ogni probabilità, si arriverà a una proposta definitiva.

     

    Come aveva raccontato bene Francesca Coin della Rete 29 Aprile in un suo articolo, è stato recentemente pubblicato sul Riformista un appello a firma di Ichino, Giavazzi, Alesina e di una insospettabile Margherita Hack, in cui si chiede: abolizione del valore legale del titolo di studio, liberalizzazione delle rette universitarie, istituzione di un sistema di borse di studio e prestiti d’onore.

    Non è un caso che si colleghi il tema dell’abolizione del valore legale del titolo di studi ai sistemi di indebitamento per gli studenti e alla possibilità per gli atenei di alzare a dismisura le tasse universitarie. La ratio che si nasconde dietro un provvedimento del genere è infatti quella di elevare i livelli di competizione tra atenei e premiare i più forti, i più ricchi. L’Italia è sempre più che un Paese in crisi che scelta la strada dell’austerity, decide di abbandonare i suoi “figli” più deboli per strada e premiare, valorizzare e formare solo una piccola élite.
    Ma l’abolizione del valore legale del titolo di studi è una proposta che viene da lontano. Sono anni che Confindustria, l’associazione della peggior classe imprenditoriale d’Occidente, porta avanti questa rivendicazione. Da anni Confindustria, le cui imprese non investono quasi nulla nella formazione e nella ricerca, i cui imprenditori spesso hanno ereditato le imprese dai propri genitori senza alcun merito né formazione, pretende di dire ai governi e a tutti i cittadini quale sistema formativo serve in Italia.

    Abolire il valore legale del titolo di studi vuol dire sancire la legge della giungla, mettere ancor più tutti contro tutti, in un mondo con sempre più barriere e sempre meno opportunità.

    Abolire il valore legale del titolo di studi vuol dire penalizzare chi per anni si dedica alla propria formazione con mille sacrifici e sempre più senza il supporto di un vero sistema di diritto allo studio, favorendo chi invece, a colpi di decine di migliaia di euro può permettersi master e corsi di specializzazione in Italia e all’estero.

    Dopo anni di tagli che hanno messo in ginocchio le università, distruggendo la ricerca di base, provocando tagli ai servizi e ai corsi di studio, provocando aumenti delle tasse e diminuzioni drastiche delle borse di studio, dopo che questi tagli sono stati in gran parte contro gli atenei del sud Italia, come si può pensare di dar vita a un meccanismo che creerebbe automaticamente università di serie A e università di serie B, C, D…

    In un paese a zero mobilita sociale, in cui l’unico incentivo all’eccellenza è l’innalzamento delle barriere all’accesso, significa condannare lo studente nato in un piccolo centro a restare escluso da una formazione di qualità e da ogni prospettiva di avere un lavoro degno, di realizzare i propri obiettivi e i propri sogni.

    Non ci basta, e non ci basterà mai, difendere l’università pubblica così com’è. Lo abbiamo sempre detto e sempre lo diremo. Per questo abbiamo costruito con determinazione e con il contributo di migliaia di studenti l’AltraRiforma della Scuola e l’AltraRiforma dell’Università.

    Crediamo che la difesa del valore legale del titolo di studio passi dal rilancio del valore reale del titolo di studio. Vogliamo una formazione di qualità, messa in discussione dai tagli e dalle riforme dell’università degli ultimi anni, dal 3+2 del centrosinistra, alla riforma Gelmini. Vogliamo un’università in cui gli studenti non debbano scontrarsi e competere per un posto in un corso di laurea, ma cooperare e crescere insieme. Vogliamo che l’università non sia più qualcosa di simile al servizio di leva obbligatorio, “inutili forche caudine in cui passare prima di finire nel mercato del lavoro precario, ma una stimolante fucina di creatività e opportunità, per tutti. E tutto ciò andrà conquistato, giorno per giorno, tornando a lottare, come noi studenti sappiamo fare.

    Tweet about this on Twitter0Share on Facebook0Google+0Email to someone
    logoretebianco La Rete della Conoscenza è il network nazionale dei soggetti in formazione. Vi aderiscono l'Unione degli Studenti e Link - Coordinamento Universitario.

    CONTATTI

    Privacy Policy