Cota impazza, le donne in piazza

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E’ proprio una fissazione. Cota e la sua giunta vogliono essere ricordati come i grandi nemici del diritto delle donne a scegliere sul proprio corpo. Erano passati pochi giorni dalla sua elezione quando Cota aveva dichiarato ai giornali la sua intenzione di far marcire nei magazzini le pillole abortive RU 486. Poi nello scorso autunno è arrivata la delibera Ferrero che consentiva l’ingresso del Movimento per la Vita nei consultori e negli ospedali pubblici. Usiamo l’imperfetto con sommo piacere dato che, a seguito di un ricorso presentato da Casa delle Donne, il TAR ha annullato la delibera. “Tutto è bene quel che finisce bene” verrebbe da dire. Invece il buon Cota non demorde e quattro giorni dopo la sentenza presenta una nuova delibera sull’argomento. Peggiore di quella bocciata dal TAR.

Questa volta viene modificato il sistema dei consultori che avranno la funzione di preparare la coppia al matrimonio e di rispetto della vita fin dal concepimento, controllando che “l’aborto non sia usato come mezzo di controllo e limitazione delle nascite”. La salute delle donne non pare rientrare tra le preoccupazioni di chi ha redatto il testo.

Inoltre i consultori devono stipulare accordi con i Centri di Aiuto alla Maternità e alla Vita Nascente per garantirsi sempre la presenza dei loro volontari, persone che non hanno alcun tipo di qualifica per prestare servizio all’interno di una struttura sanitaria. Ogni donna che vuole effettuare un’interruzione di gravidanza deve obbligatoriamente avere un colloquio con loro. Non ci sono vie di fuga: nel caso si sia in possesso di un’impegnativa del medico, con cui ora ci si può presentare direttamente in ospedale, deve comunque passare prima dal consultorio per effettuare il colloquio. Il personale del consultorio può anche allontanare i parenti e gli intimi nel caso questi possano spingere la donna, che come è noto in quanto donna è molto influenzabile, a interrompere la gravidanza. Infine se proprio proprio questa insiste nel voler abortire deve firmare un foglio e la sua scelta viene registrata in un apposito archivio.

Se invece la scelta è quella di portare a termine la gravidanza è possibile ricevere un aiuto economico vincolato però all’obbligo di sottoporre il futuro figlio o la futura figlia ad un programma educativo.

Si tratta di norme che si commentano da sole sia nel linguaggio che viene utilizzato (si specifica che la famiglia è basata sul matrimonio tra un uomo e una donna) sia nei contenuti. L’assenza di interesse per la salute e per la libertà di scelta della donna si accompagna ad una visione della famiglia e del ruolo della donna che ci rimanda indietro nel tempo di alcuni decenni.

Anche questa volta però Cota e la sua giunta troveranno un ostacolo sulla loro strada verso il medioevo: il movimento delle donne. Se le prime esternazioni del presidente della regione erano state l’occasione per organizzare un grandissimo corteo insieme al movimento LGBTQI e ai migranti, anche loro duramente attaccati da Cota nelle prime settimane di mandato, se alla delibera Ferrero si era risposto con presidi, flash mob, azioni e con il ricorso al TAR, anche questa volta il movimento delle donne non resterà zitto.

Oggi parte l’iniziativa “Cota impazza, le donne in piazza” organizzata dal Collettivo AlterEva in collaborazione con il Coordinamento Donne per l’Autodeterminazione a cui noi parteciperemo con entusiasmo, convinte che sia il primo passo di una lunga mobilitazione che ci porterà a fermare quest’ennesimo attacco alle donne e al loro diritto all’autodeterminazione.

Studentesse e Studenti Indipendenti

 

Il programma dell’iniziativa:

19-21 “COTA IMPAZZA, LE DONNE IN PIAZZA”: MOBILITAZIONE PER LA LIBERA SCELTA



19 OTTOBRE ORE 18:00 ASSEMBLEA INFOMATIVA


Palazzo nuovo, via Sant’Ottavio – musica e organizzazione dalle 15:00


20 OTTOBRE ORE 13:00 PRANZO, DIBATTITO, PROIEZIONI

Facoltà di Scienze MFN, via Pietro Giuria

21 OTTOBRE ORE 17:00 PIAZZA CASTELLO

Alle ore 13:00 ci sarà il pranzo-dibatto a Palazzo nuovo e alle 16:00 partiremo verso piazza castello, munite di fili di lana, per difendere il diritto all’autodeterminazione e per manifestare il nostro dissenso nei confronti delle scelte operate dalla giunta regionale
Il presidio ospiterà le performance di gruppi musicali e darà spazio ai racconti delle donne che hanno autogestito e occupato i consultori. L’evento proseguirà con con una distesa di tende e l’intento di costruire una notte di lotta e di testimonianza, coinvolgendo la cittadinanza nella creazione in un disegno di libertà ed emancipazione.

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